Alla Ricerca del Soggetto Perduto

E’ abbastanza frequente, tra amici e appassionati di fotografia, ritrovarsi ogni tanto a discutere di vere o presunte “crisi creative”, di pause più o meno frustranti nella frequentazione del mezzo fotografico legate alla mancanza di idee, di spunti, forse anche di un reale desiderio di produrre nuove immagini.

La colpa è comunemente attribuita a impegni familiari, allo scarso tempo disponibile per dedicarsi a questa attività, all’impossibilità di organizzare nuovi viaggi, ai problemi di concentrazione, quando non anche all’inadeguatezza del proprio corredo (un vero e proprio “classico”, potremmo dire). Si tratta in larga misura di scuse che potrebbero anche avere un loro fondamento, ma che spesso (troppo spesso?) ci allontanano in realtà dalla vera natura del problema: la difficoltà nel saper individuare percorsi creativi che si basino sul quotidiano, sulla realtà che ci circonda e che è più facilmente a portata di mano (e di obiettivo), sui segni e le forme di ciò che attraversa il nostro sguardo. Dovunque, comunque, e con ogni mezzo.

Foto F. "Fraliga" Lorusso

Il moltiplicarsi dei mezzi di ripresa digitali, con caratteristiche qualitatitive di tutto rispetto a fronte di dimensioni per lo più trascurabili, quando non anche l’impiego dei tanto demonizzati smartphones (oggi dotati di fotocamere integrate e software che li rendono certamente idonei per dare vita a qualche sperimentazione “controllata”), offrono oltretutto scenari una volta impensabili per cogliere al volo situazioni interessanti e dare un grande impulso alla ricerca e allo sviluppo delle nostre idee.

Proveremo dunque a parlarne di volta in volta qui sulla Gabbia Armonica, per discutere come sempre in un ambiente aperto e costruttivo, anche ricollegandoci ove opportuno ai temi trattati nelle altre aree.

L’immagine è di Francesco “Fraliga” Lorusso
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