C’è Paesaggio e Paesaggio.. o no?

Come abbiamo detto nell’articolo precedente, la passione per la Fotografia passa spesso per la contemplazione del circondario – soprattutto nelle fasi iniziali – a volte prende altre strade, altre si radicalizza. E spesso anche nel senso più stretto del termine.

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In effetti il termine Paesaggio è un contenitore piuttosto ampio, ma non è mio interesse andare ad elencare tutte le fattispecie plausibili di paesaggio fotografico quanto, piuttosto, cercare di imbastire una riflessione sulle “dignità” di tutti i paesaggi possibili, lambendo magari qualche informazione maggiormente tecnica, ma sempre cercando di tenere il tratto contenutistico in posizione piuttosto centrale.

Quando si acquisisce maggiore dimestichezza con lo strumento fotografico e con le sue potenzialità in ordine al Paesaggio, diventa concetto pressoché assodato il fatto che le luci radenti – quindi albe e tramonti – sono certamente quelle che garantiscono effetti scenici migliori e sovente (ma attenzione, non è una corrispondenza biunivoca) maggiori possibilità di trasmettere determinate sensazioni associate alle immagini.

Anche la cosiddetta “location”, ovviamente, può fare la differenza (ma, anche qui, non vi può essere dogma): appare quasi scontato che il boschetto di periferia potrebbe offrire minori potenzialità paesaggistiche dello Yellowstone Park statunitense o delle tre cime di Lavaredo per rimanere in casa nostra, e qui nasce la domanda: qual’è allora il Paesaggio “da fotografare”?

Tutti gli appassionati di fotografia paesaggistica conoscono il valore di una levataccia all’alba, le corse per arrivare in tempo al tramonto, il sopralluogo (anche più d’uno) in una location per scegliere orari e inquadrature giuste, ed in questo senso è esempio perfetto la Fotografia di Salvatore Tortorici condivisa nella Gabbia Armonica

Foto di Salvatore Tortorici

Foto di Salvatore Tortorici

Nella splendida immagine è ben riconoscibile da parte dell’autore lo studio a priori nella scelta della location, dell’orario giusto, dell’inquadratura ben ponderata, nell’uso dei tempi lunghi per creare una suggestione: il tutto è qui finalizzato a veicolare – con successo – un certo tipo di emozioni.

Splendido: ma il Paesaggio è solo questo?

Spesso, chiacchierando con un carissimo amico di Tivoli, mi ritrovo ad ascoltare con molto piacere il suo elogio alla dignità della luce di mezzogiorno: quella che un po’ tutti noi appassionati di Fotografia sappiamo essere colei che “ammazza” certi effetti… eppure, egli giustamente afferma: non ha le sue peculiarità di Luce anche quella? Ed il boschetto dietro casa, non ha dignità d’essere ritratto? Non potrebbe avere aspetti che, idoneamente evidenziati, trasmettono emozioni? E qui la mente corre subito all’approccio che fu del grande Luigi Ghirri in lavori come ad esempio “Paesaggio Italiano” nel quale non era certamente l’aspetto “bucolico” in senso idilliaco, il fulcro delle sue opere di Paesaggio.

A supporto di questa riflessione è fortemente esplicativa la Fotografia di Giuseppe Basile dalla Gallery del Magazine della Gabbia Armonica (ottobre 2013): Mare del Nord

Foto di Giuseppe Basile

Foto di Giuseppe Basile

Non siamo in presenza di una Fotografia “estemporanea”, tant’è che si tratta di una serie di immagini coerenti, siamo semplicemente di fronte ad un approccio diverso rispetto alla Fotografia precedente. Nell’immagine Mare del Nord, la composizione centrale, la scelta del soggetto, i colori restituiti da una condizione di luce peculiare che vira verso il freddo, contribuiscono a restituire le sensazioni che Giuseppe Basile voleva trasmettere (e che verosimilmente ha provato) al cospetto di quel tipo di Paesaggio. E, come parallelamente su altri sentieri ha fatto Salvatore Tortorici, c’è riuscito.

A questo punto, molto potrebbe attenere alle predilezioni soggettive. Perché tutti possiamo lecitamente propendere, sentire più nostro, il primo tipo di immagine od il secondo o addirittura entrambi, ma il senso della mia riflessione, del ragionamento che vorrei condividere con voi qui nella Gabbia Armonica vorrebbe andare oltre il mero gusto.

La mia opinione è che non esistono menù preconfezionati per ricette assicurate… il potere evocativo di una immagine non è soltanto frutto dell’idea giusta, dell’orario giusto (alba o mezzogiorno che sia), della composizione giusta e così via, ma è piuttosto la somma di tutti questi fattori – però supportati di un’idea di fondo da realizzare… anche nel boschetto dietro casa.

Se la Fotografia è cercare di trasmettere “significati”, credo sia necessario avere prima ben impresso nell’anima questo “significato” e quindi utilizzare – in tal senso – tutto quello che si ha a disposizione (luce radente piuttosto che cielo plumbeo, focali, tempi, inquadrature e chi più ne ha più ne metta) per assecondare questa trasmissione di emozioni.. insomma, come mi piace spesso dire tra amici: temo più la mancanza di idee che quella di focali nel mio zaino.

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