Il Fascino Del Paesaggio

Foto di Alberto Scacchetti

Il fascino per il paesaggio, come avevamo già accennato, mediamente colpisce un po’ tutti quelli che in qualche modo decidono di produrre immagini fotografiche. Per alcuni la passione sfuma e si orienta su altre tipologie fotografiche, in altri convive con la curiosità per altri generi, in altri ancora diventa una specie di missione: quella di “cercare” l’anima di un luogo e tentare di raccontarla in un fotogramma.

Romanticamente, ma facendo anche qualche riferimento oggettivo alla genesi della fotografia, potremmo dire che ciò accade anche perché da esseri pensanti siamo mediamente attratti in maniera abbastanza semplicistica da quello che ci è più vicino, più prossimo, e che spesso rappresenta la fuga più immediata e realizzabile dalle umane questioni quotidiane.

In tal senso, una delle icone più classiche associate alla genesi della fotografia altro non è che un paesaggio urbano, la perpetuazione ai posteri di una immagine osservata da una finestra, verosimilmente la finestra dell’abitazione parigina di Louise Jacques Mandé Daguerre (che da il nome al primo processo di riproduzione seriale di immagini, il dagherrotipo appunto) con la famosa fotografia “Boulevard du Temple” (1838).

Ma anche – e addirittura – dieci anni prima, cercando di fissare col bitume (si, bitume) le immagini, Nicéphore Niépce (che poi con Daguerre e Talbot è ritenuto uno dei padri fondatori della Fotografia) aveva rivolto il suo sguardo, la sua attenzione, la sua ricerca, ad una “fuga visiva quotidiana” offerta da una finestra del studio, con la prima immagine della storia fissata in maniera permanente titolata “Vista dalla finestra a Le Gras” (1827)

Trovo estremamente affascinante il fatto che, cambiate radicalmente le possibilità tecniche di riproduzione delle immagini, passando dalle pellicole e giungendo alla amata/odiata grande accessibilità offerta dal digitale, questo processo di interesse per la fotografia dell’ambiente che ci circonda sia pressoché immutato.

Di sicuro, lo sviluppo tecnologico che ha interessato la fotografia ha condotto gli amanti del paesaggio (come di altri generi) ad un processo di affinamento delle tecniche (inizialmente parecchio limitanti, pare che l’immagine ottenuta da Niepce abbia richiesto un tempo di posa di circa 8 ore..) e questo ha ovviamente spalancato le porte alla possibilità di una maggiore interpretazione artistica rispetto ad una “mera riproduzione” di quanto ci circonda.

Qui, nella Gabbia Armonica, proveremo dunque a parlare dell’anima dei luoghi e contemporaneamente degli strumenti per cercare di raccontarla, cercando di fare in modo che un aspetto non prevarichi l’altro nelle nostre chiacchierate.. cercando di strizzare l’occhio al “perché” ma anche al “come”…

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