“Cado o non Cado?” – Quando la distorsione prospettica…

“Cado o non Cado?” – Quando la distorsione prospettica è un danno …. e quando invece ….

 

Il concetto di “linee cadenti” è piuttosto familiare a tutti; accompagna quotidianamente invece coloro che si occupano di fotografia di architettura o di design. Per questi fotografi la “regola di Scheimpflug” è vangelo.

In sostanza tutti sappiamo che se noi alziamo la fotocamera per fotografare un grattacielo, otteniamo un’immagine in cui i limiti geometrici dell’edificio convergono un punto di fuga posto in alto. Viceversa se da un ponte fotografiamo abbassando l’asse ottico della fotocamera, gli elementi geometrici rettilinei convergeranno verso il basso.

Ecco, queste rette convergenti sono le cosiddette “linee cadenti”!

Qual’è il problema?! …. vi chiederete.

In realtà dipende da quello che vogliamo ottenere dalla nostra fotografia.

Di certo per chi vuole produrre una buona rappresentazione architettonica di un soggetto, sarebbe buona regola riprenderlo fotograficamente come se lo osservassimo dal vero. Sebbene l’occhio umano segua le regole dell’ottica, ossia forma un’immagine distorta se osserviamo dal basso verso l’alto, il nostro cervello pensa bene di rielaborare tale immagine e farcela “vedere” come da sua codifica.

Infatti i nostri neuroni sanno bene che, se i muratori non erano ubriachi o l’architetto particolarmente “creativo”, il prospetto di un edificio è verticale. Questo il nostro cervello lo sa e quindi, anche se l’occhio gli propone un’immagine piena di linee cadenti, lui “photoshoppa” l’immagine e la corregge.

Da qui la scuola della fotografia “classica” di architettura con i suoi dogmi sulla rappresentazione formale e rigorosa dei soggetti ritratti. Gli esempi nelle Figure 1 e 2 sono molto esplicativi. Difatti il mantenimento in orizzontale dell’asse ottico (in questo caso grazie all’utilizzo di un obiettivo decentrabile) permette un risultato certamente più coerente con la realtà e quindi gradevole.

 Figura3

Figura 1

Figura2

Figura 2

Lo sanno bene già dalla fine del 1800, quando la fotografia divenne il mezzo più adottato per la rappresentazione del “reale” (ovviamente questo articolo esula dalle dissertazioni su tale affermazione!!). I famosissimi Alinari hanno creato, tra le altre cose, un impareggiabile catalogo fotografico di monumenti, statue, edifici, chiese in perfetto rigore formale architettonico. Prima dell’invenzione delle fotocamere a corpi basculanti (banco ottico, field camera – Figura 3), per effettuare riprese corrette dei soggetti, si facevano costruire imponenti impalcature per raggiungere un’altezza da terra idonea a mantenere orizzontale (in “bolla”) l’asse ottico.

Figura1

Figura 3

Dopo la necessaria nota introduttiva e nozionistica, entriamo nel vivo di questo articolo e poniamoci queste domande:

      • quando e quanto l’assenza delle linee cadenti è importante?

      • il problema delle linee cadenti riguarda solamente la fotografia di architettura/design?

 Per rispondere a tali domande senza entrare in dissertazioni auliche fini a se stesse, credo che una buona risposta di base sia la seguente:

      • Dipende da quello che stiamo raccontato e da come la presenza o l’assenza delle linee cadenti si rapporta con esso.

In una nostra immagine, un nostro racconto fotografico, la presenza delle linee cadenti può risultare: indifferente, vantaggiosa, penalizzante.

Ed è quest’ultimo l’aspetto strategico durante la fase di ripresa/studio del soggetto. E vale tanto quanto la scelta della composizione, della luce, dei parametri di esposizione.

Curiosando nelle belle gallerie del Magazine di Gabbia Armonica, ho scelto alcune immagini per portare degli esempi su quanto affermato prima. Le Figure 4 e 5 hanno un soggetto di partenza simile. I grattacieli.

Nel primo caso (Autore Paolo Albertini – Gallery Ottobre 2013) il perfetto rigore formale permette di non generare distrazioni/interferenze nella lettura da parte dell’osservatore, il quale si trova a che fare con una situazione statica, ben salda e quindi può concentrarsi sulla splendida “tavolozza” cromatica che racconta la transizione tra il giorno e la notte di una metropoli, da un punto di vista in cui si può solo immaginare il lontano rumore del traffico.

Figura4

Figura 4 – Foto: Paolo Albertini

Nel secondo caso, l’’autore (Francesco “Fraliga” Lorusso – da Flickr) sceglie di esaltare le linee cadenti e convogliare l’attenzione dell’osservatore sul punto neutro (lo sfondo) che segna la “transizione” tra “pieno e vuoto”, tra “matericità e forma”. In tale immagine quindi le linee cadenti diventano la scelta fondamentale per il racconto. Faccio notare che in questo caso la distorsione prospettica è accompagnata da un buon rigore compositivo. Lo specifico per ricordare che le linee cadenti ed il rigore formale possono assolutamente coesistere.

Figura5

Figura 5 – Foto: Francesco “Fraliga” Lorusso

 A volte la ripresa “in bolla” è scelta strategica per dare equilibrio ad un’immagine in cui sono presenti in modo naturale delle linee convergenti importanti. Nella Figura 6 (Autore Antonella Sacconi – Gallery Ottobre 2013) l’assenza di distorsioni prospettiche determina una perfetta leggibilità delle linee di forza diagonali rappresentate dalle scale mobili, conferendo quindi una base solida (e senza distrazioni) per l’ingresso della lettura e la sua prosecuzione in profondità verso lo sfondo.

Figura6

Figura 6 – Foto: Antonella Sacconi

Ma l’assenza di linee cadenti è (a volte) parimenti importante al di fuori dei soggetti di architettura o di ambiente urbano. Quando all’interno della composizione vi sono elementi formali ben definiti, è importante decidere se il rigore di tali elementi può essere ignorato oppure può diventare un elemento a supporto che valorizza il nostro racconto. E’ il caso della Figura 7 (Autore Alberto Sacchetti – Gallery Novembre 2013), in cui la lettura del ritratto ambientato, la gestualità del soggetto non sono minimamente perturbate da interferenze formali. Provate ad immaginare la stessa immagine senza l’accortezza avuta dall’autore di rendere perfettamente in bolla la bella cornice costruita con la reiterazione della geometria.

Figura7

Figura 7 – Foto: Alberto Sacchetti

 Vi sono tanti casi, infine, in cui la distorsione prospettica è ininfluente. Il soggetto, la narrazione prevaricano nettamente la presenza di linee cadenti, le quali quindi non determinano allo stesso modo interferenze negative o apporti positivi. Ciò ovviamente accade in tantissimi casi tipici della fotografia di paesaggio, di animali, sportiva, ecc. Anche nella fotografia urbana la presenza di linee cadenti può essere ininfluente. Come nel caso della Figura 8 (Autore Francesco “Fraliga” Lorusso – Gallery Ottobre 2013) in cui il gioco di rimandi tra chi osserva, viene osservato, la successione dei “piani” che si contestualizzano nella “veduta” metropolitana dello sfondo non risente della distorsione prospettica ed al contempo non avrebbe giovato più i tanto di una ripresa con un obiettivo decentrabile o un banco ottico.

Figura8

Figura 8 – Foto: Francesco “Fraliga” Lorusso

In definitiva le linee cadenti, come tante “variabili” della fotografia possono essere devastanti come un orizzonte storto in una fotografia di paesaggio, funzionali come la luce di un’aurora che illumina uno skyline o assolutamente indifferenti. L’importante è conoscerne pregi e difetti e saperle “gestire” a proprio favore per rendere credibile quello che stiamo raccontando.

 

 

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