Fotografare avendo un progetto: Parte seconda

Foto: Nicola PirasLe idee sono come farfalle, ci girano intorno spesso imprendibili, a volte incredibili, ma il più delle volte irrealizzabili.

Imprendibili perché arrivano come le nuvole, e non riusciamo a tenerle. Arrivano veloci e come sono arrivate così vanno, incredibili,   perché a volte sono frutto delle nostre più sfrenate fantasie, irrealizzabili, perché oggettivamente sono fuori della nostra portata, e quindi fotograficamente non le possiamo realizzare.

Quando riusciamo a tenerne una, dobbiamo lasciare che viva dentro noi , perché in questo modo possiamo provare a vedere se esiste un’empatia, una sensazione che ci dia  quel brivido  che   è il nostro motore.

Questo  è un bozzolo e da qui possiamo partire, esso ha già superato diversi esami, ci ha sedotto, ci ha dato sensazioni, e probabilmente dico probabilmente  è convertibile in linguaggio fotografico.

Infatti uno degli scogli più grossi che vi troverete a dover superare è quello della fattibilità. Si, uno scoglio insormontabile  che castrerà tutte le vostre fantasie, vi riporterà con i piedi per terra ogni volta che volerete troppo in alto fuori dalle vostre possibilità.

Foto: Nicola Piras

Se malgrado tutto  questo punto la vostra idea sarà ancora presente, essa dovrà sedimentare, restare in voi, vivere con voi e dovrà essere sviluppata come qualsiasi altra cosa che vi dona  entusiasmo, potrà accompagnarvi sempre, almeno fotograficamente parlando. Credo che si potrebbe anche arrivare a pensare di vedere dovunque qualcosa che vi riconduca al vostro bozzolo.

E di questo potreste anche dover ringraziare la nuova compagna di lavoro: la vostra ossessione.

Chiaramente stiamo parlando di qualcosa che non è patologico, ma comunque di qualcosa che spesso e volentieri vi potrebbe accompagnare, di qualcosa che entra in tutte le cose che fate, di qualcosa che vi fa vedere dovunque la vostra IDEA.

Attraverso questa nuova compagnia comincerete a lavorare mentalmente e non fate l’errore di non considerare modificazioni.

Tutto si modifica e quindi anche quello che voi vedete con l’occhio fotografico cambia, quello che vedete ora solo alcuni mesi prima non lo avreste potuto notare.

Quindi una cosa che ho imparato è che non esiste una rigidità nel progetto,  ma esiste la possibilità di adattarsi a questo, infatti la forma di un lavoro può variare a seconda di come noi ci poniamo, a seconda del nostro umore, al fatto che possiamo essere o meno felici,al fatto che siamo arrabbiati o innamorati.

E una volta che la vostra idea di riferimento si è modificata, non è sicuro che tutto tornerà come prima, anzi questo potrebbe diventare un nuovo trampolino per un nuovo filone.  Quindi non dobbiamo essere rigidi  e pensare che siccome ci siamo allontanati dall’idea di riferimento,  questa sia assoluta.

Quello che so e che non esiste l’assoluto almeno in fotografia. Quindi pazienza tenacia e umiltà.

A presto Francesco

Le Immagini dell’articolo sono di NICOLA PIRAS. Da “Larghe Intese Project”

 

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