Fotografia: Le Origini. Parte Prima

La Fotografia ha una data di nascita “ufficiale”: 9 luglio 1839 quando al procedimento fotografico di louis Jacque Mandé Daguerre(1787- 1851), scenografo e creatore di diorami, viene concesso il brevetto dall’Accademia delle Scienze di Parigi.

Dagherrotipo

Camera per Dagherrotipi, del 1839. Credit: wikicommons

Il suo socio e vero “scienziato”, Joseph Nicéphore Niepce (1765-1833), che già negli anni venti aveva prodotto diverse eliografie, muore prima di vedere questo riconoscimento.

Nasce così il Dagherrotipo: una lastra ricoperta d’argento che, esposta ai vapori dello iodio (ioduro d’argento), messa in camera oscura e posizionata davanti al soggetto da riprendere, dopo una posa decisamente lunga e un lavaggio in sale marino e mercurio (per eliminare ogni residuo di ioduro d’argento che potesse continuare a scurirsi), mostra un’immagine speculare dell’oggetto ripreso.

Di una nitidezza e lucentezza sconvolgente per l’epoca, questa tecnica rivoluziona il mondo del ritratto che finisce per essere alla portata di tutti e, muta la concezione della memoria familiare e collettiva, mentre nell’osservazione diretta della natura mostra all’uomo quanto sia infinitamente “piccolo” di fronte all’ambiente in cui vive ed opera mettendo in discussione il suo senso di assoluto. Il dagherrotipo è un unicum da cui è impossibile ricavare delle copie ed entra in collisione con la pittura, diretta concorrente della fotografia.

niepce

Foto di J.N. Niepce, 1826

La fotografia dal suo avvento in poi continua a stimolare riflessioni, fantasie, invenzioni. Bloccando un oggetto, più spesso una persona, in un luogo, in un giorno, in un’ ora – si parla infatti di istantanea – la fotografia sembra una sfida al tempo che continua, inesorabile, a scorrere.

Una sfida particolarmente sensibile quando il soggetto della foto muore e la foto continua a renderlo presente, almeno in immagine, possibile oggetto di rimpianto. Una domanda sorge spontanea: a parte la rassomiglianza più o meno spiccata con il suo oggetto, quale realtà ci comunica questa immagine? Il fotografo interviene quasi sempre, dato che sceglie che cosa fotografare, con che angolo fotografare, che cosa mettere in rilievo.

Le accentuazioni ottenibili con la luce (per esempio la luce radente) da un lato potenziano dall’ altro falsano, perché la natura ha sue luci, di solito più discrete. Alle fotografie vengono apposte talora didascalie, che chiariscono ma possono anche mistificare, perché, se ci sono foto che denunciano con il loro efficace realismo, ci sono anche foto faziose e ci possiamo trovare a dover sconfessare le nostre iniziali emozioni.

Ciò che viene realizzato nel 1800 era stato previsto ed evocato attraverso mezzi d’espressione tra i più diversi con molti secoli di anticipo. Ricordiamo le fotografie di pietra delle pitture rupestri di cui “La Cueva de las Manos” è un modello di riferimento straordinario per chi coglie ammirando quelle mani riprodotte all’infinito la similitudine con il negativo della pellicola.

Facciamo un salto nel mondo classico:  Aristotele dà un’esatta descrizione del concetto di fotografia, conosceva la «camera oscura» che è essenziale a tutt’oggi per la tecnica fotografica. Non a caso la macchina fotografica o cinematografica si chiama ancora oggi in molte lingue, «camera».

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