Felix Nadar. Di Paola Palmaroli.

“La fotografia è una scoperta meravigliosa…, un’arte che aguzza gli spiriti più sagaci… l’intelligenza morale del tuo soggetto… è quell’intuizione che ti mette in comunione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere e ti permette di ottenere, non già, banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, bensì la somiglianza più favorevole, la somiglianza intima”

Nadar_04Fotografo, scrittore e caricaturista, Gaspard-Fèlix Tournachon nasce a Parigi il 6 aprile 1820.Già da adolescente è evidente l’inclinazione di Felix a guardare il mondo da una prospettiva insolita: frequenta i giovani de “La Bohème” che lo soprannominano Nadar, nome che il ragazzo accetta di buon grado.In un momento storico di grandi sconvolgimenti sia dal punto di vista economico che da quello tecnologico, scientifico, vede la luce la prima rudimentale macchina fotografica.Il “dagherrotipo” folgora Nadar che ne fa la sua forma d’arte: nel 1839, la nuova scoperta viene comunicata all’Accademia delle Scienza di Parigi e i giovani bohemien sono affascinati  dalle tecniche fotografiche e dalle potenzialità artistiche che da esse possono essere generate.Inizia un momento molto prolifico per Nadar e nel 1843 conosce Banville e Baudelaire, del quale diventa grandissimo amico.Durante questo periodo, si dedica anche alla pittura, diventa un affermato caricaturista e la sua passione per la satira lo conduce a problemi politici che si concluderanno solo con la caduta di Luigi Filippo di Orleans.Con gli anni migliorano le condizioni fisico-chimiche della fotografia e nel 1854 insieme al fratello minore Adrien si dedicano interamente all’arte fotografica.Dalla grande personalità e con uno spiccato senso estetico, animato da una vivace curiosità intellettuale, Nadar, prende lezioni di fotografia e apre col fratello minore uno studio fotografico. Le sue prime fotografie documentate risalgono al 1853: foto di amici, passanti, bambini. Esplora Parigi a qualsiasi ora del giorno e della notte, per carpirne i segreti più profondi, per registrarne il volto e trasmetterlo a un pubblico quanto più vasto possibile.I due fratelli collaborano ricevendo riconoscimenti anche internazionali.Le prime fotografie realizzate sono soprattutto ritratti: la sua spiccata capacità di cogliere la psicologia e la personalità dei suoi modelli lo porta ben presto ad avere richieste da parte di artisti influenti sulla scena culturale mondiale. Richiedono un ritratto di Nadar personaggi come Gioacchino Rossini, Victor Hugo, Charles Baudelaire, Jules Michelet. La grande spontaneità delle sue fotografie è il risultato di un lavoro sul modello: nessuna scenografia, pochi accessori e studiati ad hoc.Il viso e il corpo come protagonisti assoluti. Durante le sedute fotografiche interagiva con il suo interlocutore, ne studiava le espressioni, il carattere, li spingeva anche ad assumere pose grottesche e brutte per carpirne la vera essenza.Nella sua vita attraversa grandi passioni ma la fotografia rimarrà per sempre il suo marchio di fabbrica. Nadar, pseudonimo con cui è conosciuto Gaspard-Felix Tournachon, nacque a Parigi il 6 aprile 1820 e fu un fotografo,giornalista, caricaturista ed aeronauta francese ma è noto soprattutto come uno dei pionieri della fotografia. E’ riconosciuto oggi come uno dei più grandi ritrattisti della sua epoca, per un’intuizione che rese fruibili e accessibili ad un pubblico estremamente vasto i ritratti delle “personalità” del suo tempo, soprattutto quelle degli intellettuali; comprese infatti l’impatto dei suoi ritratti sulla gente comune, sul desiderio e la curiosità di visualizzare i volti dei grandi poeti, di scrittori, pittori, degli artisti e degli scienziati più famosi del suo tempo per un pubblico che man mano si interessava alla fotografia, alla vita delle personalità intellettuali e scientifiche del loro tempo. Nadar è un narratore della celebrità ed è stato capace di rendere, forse più di qualsiasi altro, sia il fascino, il mistero che l’autenticità espressiva di uomini e donne che tanto contribuirono a trasformare ed arricchire il pensiero umano con la loro creatività del tempo in cui vissero ed operarono. La migliore descrizione del suo lavoro è probabilmente quella fatta da lui stesso con le parole pronunciate all’udienza del 12 marzo 1857 presso la Corte Imperiale di Parigi durante il processo di rivendicazione della proprietà esclusiva dello pseudonimo Nadar, nel pieno della tensione emotiva verso il nuovo mezzo artistico, all’inizio del periodo più creativo.

Nadar_05FelixNadar: La fotografia è una scoperta meravigliosa…, un’arte che aguzza gli spiriti più sagaci…A ogni passo potete veder fotografare un pittore che non ha mai dipinto, un tenore senza scritture; e, lo dico sul serio, del vostro cocchiere come del vostro portinaio m’impegno a fare in una sola lezione altri due operatori fotografici. … la teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima”. La testimonianza è riportata in: J.Prinet e A. Dilasser Nadar, Armand Colin, Parigi 1966, pp. 115.116. Riflettiamo su alcuni passaggi: “quello che non s’impara è il senso della luce……degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate!” Pensiamo alla fotografia in bianco e nero ed ai suoi sviluppi successivi, egli aveva già focalizzato in anticipo sui tempi dove la ricerca stilistica avrebbe portato i vari autori e le varie correnti di pensiero. La ricerca della luce e delle sue combinazioni, lo sviluppo di un’estetica di volta in volta declinata ai paesaggi, agli studi di interni, ai ritratti, al reportage. Prosegue: “….quello che si impara ancora meno e l’intuizione che ti mette in comunicazione col modello….e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza intima”. Quella somiglianza intima che ci fa sussultare quando incontriamo un ottimo ritratto che unisce la padronanza della luce e della tecnica fotografica all’analisi psicologica del soggetto ripreso, come se il fotografo fosse entrato in sintonia perfetta con quello sguardo, con l’espressività di un volto umano che decide di aprirsi allo sguardo di chi lo sta valorizzando esteticamente e vuole conoscerne l’essenza fissandola per sempre in quello scatto. Una simbiosi fra sguardi, di luce e di personalità, un incontro che fotografa il soggetto ritratto ma anche il fotografo che ritrae attraverso lo stile usato.

Nadar_02Chi era veramente Nadar? Gaspar-Fèlix Tournachon, che cominciò a farsi chiamare Nadar nel 1838, iniziò la sua carriera artistica come critico teatrale, giornalista e caricaturista. Le sue prime fotografie risalgono al 1853: si affinò in quest’arte attraverso i numerosi ritratti che fece agli amici, personaggi celebri della sua epoca, quali Baudelaire, Doré, Rossini, Champfleury, Delacroix, Berlioz. La sua innata curiosità verso l’umana natura, affinata dalla passata esperienza di caricaturista, lo portò a dei risultati mirabili e sorprendenti nei suoi ritratti fotografici, per l’indubbia capacità dimostrata nel penetrare la personalità celata sotto il velo dell’apparenza. Egli riuscì, in questo modo, ad elevare la fotografia al rango di vera e propria opera d’arte. La sua fama era nota e riconosciuta quando, nel 1860, inaugurò l’Atelier Nadar al n.35 di Boulevard des Capucines, dove, nella facciata esterna, troneggiava un’insegna rossa illuminata di notte dalle luci al neon: l’avventura commerciale del grande fotografo veniva così ufficialmente sancita. L’atelier Nadarsi troverà a pochi passi dal luogo dove si svolgerà la prima proiezione dei fratelli Lumière nel 1895. La gigantesca firma del fotografo che campeggia sulla facciata è opera del pittore di insegne Antoine Lumiòre, padre di Luis e Auguste. Le ampie vetrate sono un complemento necessario dell’illuminazione dello studio fotografico. Qui si svolgerà, nel 1874, la prima mostra delgi Impressionisti rifiutati dall’accademico Salon annuale. Nadar nacque come caricaturista per Le Charivari nel 1848. Nel 1849 creò Le Revue comique e Le Petit journal pour rire e le sue prime fotografie risalgono al 1853. Realizzò nel 1858 le prime fotografie aeree della storia, le prime foto scattate da unaerostato; sperimentò inoltre l’impiego del flash al magnesio nella fotografia. Per le sue immagini vellutate si vide regalare il titolo di “Tiziano della fotografia”. Dal 1863, Nadar costruì un enorme (6000 m³) pallone ad aria calda battezzato Le Géant (“Il gigante”), ispirando così l’amico Jules Verne a scrivere il romanzo Cinque settimane in pallone (Cinq semaines en ballon).  Ritrasse in famose serie di fotografie e di caricature i celebri personaggi del suo tempo (Panthéon Nadar, 1854). Nel suo studio di Boulevard des Capucines a Parigi nell’aprile del 1874 ospitò la prima mostra collettiva dei pittori impressionisti, contribuendo alla nascita della loro fama. Fu criticato insieme a loro per aver fornito uno spazio  ad un’arte pesante, per aver dato uno schiaffo all’arte ufficiale. I pittori erano Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Morisot, Degas, Cézanne e Renoir.

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Furono suoi clienti Baudelaire, Bakunin, Champfleury, Delacroix, Dantan, Doré, Nerval e nel 1885 fotografò Victor Hugo nel suo letto di morte. Gli sono inoltre attribuite la pubblicazione della prima foto-intervista (nel 1886) e la realizzazione di foto erotiche. Scrisse articoli per «La Vogue», «Le Négociateur», «L’Audience», «Corsaire», «Le Charivari». Nel 1849 fondò la «Revue comique». Nadar ha detto: “Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere ed altre che non sanno nemmeno guardare. (Nadar) Nel corso del 1864, in una data imprecisata, la giovane Sarah Bernhardt si fece fare un ritratto dal fotografo parigino Félix Tournachon, noto, più semplicemente, come Nadar; la Bernhardt ha vent’anni ed è agli inizi della sua promettente carriera, fa parte della Comèdie-Francaise, ed ha al suo attivo ruoli nelle commedie di Racine e Molière. Fino al momento del ritratto di Nadar, però, l’attrice era nota più per i suoi scandali ed atteggiamenti stravaganti che per le sue doti di interprete teatrale. Nadar_01Nel 1864 Sarah Bernhardt, quella che diverrà poi soprannominata la voix d’or, si trovava senza un ingaggio e in attesa di un figlio; decise così di recarsi al numero 35 di Boulevard des Capucines, nello studio del più noto e grande fotografo di Parigi. La Bernhardt si affidò, dunque, all’oramai affermato Nadar per promuovere la sua persona presso il pubblico. I critici dell’epoca si dimostrarono subito entusiasti di questi scatti e li trovarono particolarmente ispirati: il connubio artistico tra la Bernhardt e Nadar era stato siglato. Sarah Bernhardt, la divina, si apprestava a divenire, così, una leggenda. Le foto di Nadar furono dei modelli per la ritrattistica degli anni venti di August Sander e per quella degli anni cinquanta di Irving Penn. Egli utilizzò sfondi neutri, privi di ogni dettaglio, ed un’illuminazione naturale di grande efficacia plastica e sfruttata abilmente attraverso filtri di tende bianche o grigie. I ritratti di Nadar si caratterizzano per l’estrema semplicità dello schema compositivo dell’immagine: la personalità dei soggetti emerge grazie alla sua capacità sintetica e non analitica.”Compito autentico del ritratto fotografico è di estrarre la verità psicologica del soggetto.” scrisse Nadar. L’idea di “verità psicologica”implica la ricerca, nella fotografia, non di una semplice trasposizione oggettiva della realtà, ma di una sua interpretazione: la riproduzione di qualche cosa che vada oltre le semplici apparenze e riveli la natura più autentica dei soggetti. Nei suoi ritratti, definiti giustamente psicologici, Nadar tendeva a far emergere le personalità dei volti da lui fotografati, ricercando in loro l’espressione più intima. Nel 1999 fu organizzata una mostra dal Paul Getty Museum dal titolo  ” Nadar/Warhol: Paris/New/New York” nella quale venne accostato il lavoro di Nadar a quello di Andy Warhol, due grandi fotografi, così distanti nel tempo, ma così vicini nel modo di sentire la fotografia anche come un mezzo per raccontare la notorietà, la fama, la capacità creativa, lo spessore intellettuale: Sarah Bernhardth, Gioacchino Rossini, Victor Hugo accanto a Marilyn Monroe, Mick Jagger, Truman Capote. Nadar morì il 21 marzo 1910 a Parigi e fu sepolto nel Cimitero di Père Lachaise.

Le immagini nell’articolo:

1)  Félix Nadar, autoritratto, 1855 circa.

2)  Felix Nadar, Sarah Bernhardt 1864 circa.

3)  Felix Nadar, Foto dell’Atelier Nadar, 1860.

4)  Felix Nadar, Charles Baudelaire, 1855.

5)  Felix Nadar, Ritratto, 1890.

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