“Le proporzioni contano”. Saper leggere la scena.

Immaginate di alzarvi la mattina presto del 30 ottobre 2008 e di andare sul lungomare tra Quinto e Nervi (Genova) alle prime ore di luce. Vento teso di libeccio ad oltre 100 km e di fronte a voi una possente Tempesta di mare vivo. Una di quelle grosse, diciamo con un tempo di ritorno medio decennale.

La Foto in Figura 1 (eseguita con un’umile Canon Ixus) rappresenta una delle onde più grandi che ho mai fotografato a Genova. Diciamo un frangente che ho stimato tra gli 8 ed i 9 metri.

Figura1Figura 1 – Marco “Fetch” Lano – Quinto al Mare (GE) 2008

Ma come può un osservatore percepire le reali dimensioni di tale onda?

Appare evidente che i gabbiani (cerchio rosso) non risultano sufficienti ad elaborare un confronto. Per cui questa grandiosa manifestazione della natura rimane solamente nel mio ricordo del momento, e l’immagine non riesce a “trasmetterne” l’empatia ad un amico o (peggio) ad un committente. La responsabilità è chiaramente del fotografo, il quale non ha saputo leggere la scena.

Nella Figura 2 è rappresenta la “Scogliera di Murcarolo” (Genova), punto molto noto ai Wavewatchers liguri per la presenza della palazzina proprio dietro la scogliera.

Figura2Figura 2 – Marco “Fetch” Lano – Murcarolo (GE) 2011

Oltre all’evidente “impatto” emotivo per l’osservatore (un’esplosione d’acqua che supera il tetto di un palazzo fa sempre un certo effetto), in questo caso è possibile rendersi razionalmente conto delle reali proporzioni di quello che si sta osservando. In altre parole il cervello può codificare l’evento e quindi aggiungere ulteriore emozione a quanto già elaborato istintivamente; il Fotografo è riuscito nell’intento di rappresentare una scena spettacolare e renderla fruibile anche a livello razionale.

Nel precedente articolo di novembre (“Cado o non cado”) avevo già sottolineato l’importanza di sapere già dall’inizio dove si vuole arrivare col risultato finale. Più è chiaro questo aspetto meglio saranno operate le scelte strategiche (attrezzatura, focale, composizione, luce, esposizione).

Anche in questa “puntata” di Letture Fotografiche, l’attenzione resta puntata su tali aspetti decisivi.

Vi è mai capitato, trovandovi di fronte ad una scena “forte”, di effettuare delle riprese e poi di essere delusi una volta scaricate le immagini sul vostro pc (o sviluppati i negativi)?

Vale la pena allora di soffermarsi sull’importanza di scegliere elementi di scena in grado di dare enfasi alla stessa. Fattori in grado di permettere un “confronto” razionale tra la veduta nel suo insieme ed il soggetto “forte”; in altre parole decidere se e quanto è necessario rappresentare le proporzioni realistiche degli elementi fotografati.

Uno degli elementi decisivi in tal senso è certamente il “soggetto umano”. Per la sua immediata codifica da parte del cervello, la presenza di uno (o più) soggetti umani nella scena rappresenta un viatico immediato per dare proporzionalità all’insieme.

Nelle Figure 3 e 4 sono rappresentate due immagini che hanno un soggetto simile ma risultati chiaramente differenti proprio per la scelta di includere (o escludere) la presenta umana. La Fotografia di Adele Caracausi punta l’attenzione sull’aspetto formale, reiterato e prospettico degli alberi. L’Autrice non ha ritenuto importante dare una reale proporzionalità degli elementi ritratti (altezza, diametro del tronco, spazio tra un albero e l’altro). L’osservatore si concentra quindi sulla ripetitività delle forme e sul loro digradare verso lo sfondo.

Figura3Figura 3 – Adele Caracausi – Gallery Gennaio 2014

Marco Abergo, invece ha scelto di includere il soggetto umano per enfatizzare lo “spazio” neutro presente nella parte destra del fotogramma; contestualmente il lettore può stabilire le reali dimensioni degli alberi in questa malinconica veduta ed accoglierne l’esile e spoglio aspetto.

Figura4Figura 4 – Marco Abergo – Gallery Gennaio 2014

Ho letto più volte che “l’architettura tenderebbe all’astrattismo”.

Mai affermazione risulta più azzeccata se si gioca un po’ con la Fotografia di Giuseppe Basile. Notare come il cervello possa essere immediatamente condizionato dalla presenza (Figura 5) o assenza (Figura 6) del soggetto umano. Il punto di ripresa dal basso, le linee cadenti e lo stile del soggetto architettonico ingannerebbero fatalmente la nostra percezione delle proporzioni se l’Autore non avesse deciso di optare per una rappresentazione realistica inserendo il soggetto umano. Risulta evidente come nella Figura 6 (che ho modificato) la struttura appaia decisamente più grande della realtà!

Figura5Figura 5 – Giuseppe Basile – Gallery Dicembre 2013

Figura6Figura 6 – Giuseppe Basile – modificata 

Ancora nell’architettura (questa volta d’interni) la scelta strategica di conferire delle proporzioni alla scena grazie al soggetto umano rappresenta lo spartiacque tra un target deliziosamente astratto come nell’immagine di Antonio Anelli (Figura 7) in cui il soggetto umano avrebbe tra l’altro scompensato un equilibrio cromatico/formale eccellente e la ripresa di Umberto Santoro, il quale, grazie alla presenza umana ci permette di intuire che cosa realmente stiamo osservato senza però togliere forza al rigore formale ed alla “stratificazione” della luce e delle geometrie.

Figura7Figura 7 – Antonio Anelli – Gallery Dicembre 2013

Figura8Figura 8 – Umberto Santoro – Gallery Dicembre 2013

Un Autore può però decidere deliberatamente di privare l’osservatore del reale senso delle proporzioni. E’ la scelta di Nicola Priore Giancarlo (Figura 9), il quale non fornisce alcun elemento per poter decifrare quanto sia grande questo albero, operando scelte compositive e di post produzione volte alla rappresentazione del soggetto estrapolato dal contesto, quasi trattato come una “natura morta” una sorta di “still life” in esterna di grande impatto tonale.

Figura9Figura 9 – Nicola Priore Giancarlo – Gallery Gennaio 2014

L’utilizzo di focali grandangolari e/o la scelta di opportuni punti di ripresa permettono inoltre di dare spazio alla creatività degli autori, come nel caso delle rappresentazioni “surreali” di Alessandro Fabbri (Figura 10) e Lino Rusciano (Figura 11) in cui il “gioco” delle proporzioni è evidentemente convogliato in direzione di una metafora divertente o drammatica della vita esterna e quindi ad un lessico fotografico di tipo concettuale.

Figura10Figura 10 – Alessandro Fabbri – Gallery Gennaio 2014

Figura11Figura 11 – Lino Rusciano – Gallery Dicembre 2013

Ovviamente non c’è limite alla creatività in tal senso e l’occhio può essere ingannato grazie all’utilizzo di focali estreme. Paolo Albertini (Figura 12) ha rischiato certamente di far fare una nuotata alla sua fotocamera per riprendere questa scena molto “drammatica” che distorce completamente le reali proporzioni delle onde, quasi a simulare (grazie anche alla splendida luce) un mare in tempesta.

Figura12Figura 12 – Paolo Albertini – Gallery Dicembre 2013

La mia esperienza di “Fotografo delle onde” mi ha insegnato presto quanto sia importante scegliere se conferire le reali proporzioni di ciò che si osserva, enfatizzare la drammaticità di una scena esaltando tali proporzioni (in questo caso con un tele – Figura 13) oppure elidere completamente ogni punto di riferimento dimensionale perché non ritenuto importante o ancora ingannare l’occhio dell’osservatore ribaltando, modificando e deformando la realtà.

Figura13Figura 13 – Marco “Fetch” Lano – Framura (SP) 2012

Lo scopo finale è sempre lo stesso. Imparare a previsualizzare cosa vogliamo ottenere ed agire di conseguenza.

Marco “Fetch” Lano

Gennaio 2014  

 

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi