“All’ombra dell’ultimo sole” – Le ombre ed il loro contributo

Quando ho visto per la prima volta l’immagine di Figura 1, sono rimasto per almeno venti minuti ad osservare ogni dettaglio chiedendomi perché istintivamente mi piacesse così tanto. Come mai indugiavo costantemente su quell’ombra inquietante ma allo stesso tempo terribilmente ironica (e geniale), esattamente come fosse il ritornello di un tormentone estivo degli anni ’80; un loop infinito. Lee Freidlander appartiene alla generazione “americana” a mio parere più influente nella street photography. Certamente uno dei più grandi talenti mai esistiti.

figura1Figura 1 – Lee Freidlander – New York 1966

Oggi parliamo delle ombre. Che trattasi di uno degli elementi di maggiore influenza per la fotografia è noto. Lo sanno i ritrattisti i quali studiano per ore (se non giorni) la disposizione delle sorgenti luminose per la gestione del soggetto. Come noto l’ombra è la proiezione di una forma su una superficie (piana o complessa) dovuta all’interposizione della forma stessa tra la sorgente di luce ed il piano di proiezione. Una giornata invernale, con il sole basso sull’orizzonte, è l’ideale per andare a “caccia” di ombre; scrivo caccia perché lo ritengo il termine più descrittivo in merito all’approccio da usare quando si è sul campo con l’intento di costruire un’immagine originale ed espressiva, ossia che catturi l’attenzione dell’osservatore; lo faccia sentire inquieto, oppure gli strappi un sorriso o ancora generi meraviglia. Per esperienza diretta posso affermare che l’ambiente urbano (nelle giornate giuste) è una fucina infinita di situazioni interessanti e con un po di fortuna si possono creare interazioni surreali tra soggetti fisicamente in scena ed altri che compaiono grazie alla loro proiezione (Figura 2)

figura2Figura 2 – Marco “Fetch” Lano – Genova – 2013

Non sempre è necessario l’utilizzo di proiezioni delle figure umane. Nella Fotografia di Nicola Piras, le ombre modellano in modo magistrale la scena, sia enfatizzando i volti illuminati dei soggetti, sia conferendo un piacevole formalismo coerente con la dinamica dell’azione.

figura3Figura 3 – Nicola Piras – Gallery Settembre 2013

Spesso è utile previsualizzare uno “sfondo” di scena ideale ed appostarsi. Il fattore tempo di attesa (pazienza) è determinante e qualche volta viene premiato con la comparsa del soggetto ricercato. Le fotografie di Pasquale Amoruso e Roberto Burchi sono piacevoli e facilmente codificabili dal lettore sebbene le percezioni narrative siano differenti. Nel primo caso la ripresa in diagonale ben si addice ad una scena dinamica, allegra e leggera; nel secondo caso invece è interessante la convergenza concettuale tra lo sfondo rigoroso e geometrico e la riflessione/meditazione che scaturisce sia dal soggetto reale sia dalla sua proiezione.

figura4Figura 4 – Pasquale Amoruso – Gallery Gennaio 2014

figura5Figura 5 – Roberto Burchi – Gallery Ottobre 2013

Le ombre possono risultare fondamentali per elidere totalmente porzioni del fotogramma e contestualmente creare importanti elementi formali. La fotografia di Antonella Sacconi è davvero convincente in questo senso; un’importante porzione del campo visivo è totalmente buia e l’ombra della copertura permette di creare un grandioso contrasto tra elementi curvilinei e rettilinei. La presenza del soggetto umano infine conferisce le proporzioni di quello che osserviamo, rinunciando all’astrattismo puro e virando verso la descrizione architettonica.

figura6Figura 6 – Antonella Sacconi – Gallery Ottobre 2013

La luce, interagendo con le forme su cui si posa può creare situazioni davvero originali e insolite. Restando nell’ambito dei soggetti architettonici, la fotografia di Marco Romualdi, ci mostra una veduta astratta, quasi un “vortex” di luci ed ombre, in una fortunata combinazione di elementi geometrici. E’ interessante ribadire che ogni situazione di illuminazione se gestita in modo favorevole alle nostre intenzioni narrative, può dare di buoni risultati. Una luce dura e la presenza di ombre molto chiuse e nette viene solitamente evitata dai fotografi di architettura e di paesaggio urbano che vogliono documentare in modo più “leggibile” e descrittivo un soggetto. Come vedete, però, le possibilità sono sempre e solo legate alla nostra abilità creativa!

figura7Figura 7 – Marco Romualdi – Gallery Dicembre 2013

Il cacciatore di ombre quasi sempre deve fare i conti necessariamente con la sorgente luminosa più utilizzata in fotografia: il sole. L’essere consapevoli della sua dinamica e dell’interazione con le forme “urbane” (ma non solo) è determinante per ottenere i risultati voluti. Nella Figura 8 seguente è riportata una delle ombre più famose dei “Caruggi” genovesi; la proiezione della statua nel muro della chiesa si ottiene solo in primavera ad una determinata ora del pomeriggio!

figura8Figura 8 – Marco “Fetch” Lano – Genova 2012

Le applicazioni sono infinite anche all’esterno delle grandi città; il paesaggista può trovare nelle ombre un alleato importante come nelle immagini di Uccio Conte e di Francesco “Sky” Lorusso. Nel primo caso le ombre nette e chiuse producono effetti di tridimensionalità, profondità e rigore (Figura 9). Nel secondo caso, l’ombra dell’albero è determinante per dare equilibrio all’immagine, compensando lo spazio neutro della parte destra del fotogramma e richiamandone le cromie (Figura 10).

figura9Figura 9 – Uccio Conte – Gallery Ottobre 2013

figura10Figura 10 – Francesco Lorusso – Gallery Ottobre 2013

Anche un ritratto, infine, può risultare ben caratterizzato dalla presenza di ombre. Nella fotografia di Engin Kocygit la serie reiterata delle ombre proiettate sul soggetto ne enfatizza l’ambigua espressione riflessiva, sottolineando il susseguirsi regolare di pensieri che spesso pervade l’essere umano nel corso della colazione mattutina.

figura11Figura 11 – Engin Kocygit – Gallery Gennaio 2014

In definitiva, inseguire le ombre con costanza e determinazione, è un esercizio importante che apre la mente a potenzialità davvero sbalorditive. Le ombre modificano e plasmano la realtà e la sua percezione, donando spunti narrativi davvero coinvolgenti (Figura 12), permettendoci in ogni caso l’esercizio su una visione non convenzionale del mondo che ci circonda.

figura12Figura 12 – Marco “Fetch” Lano – Genova 2013

Ed allora scendiamo in “strada” (od anche in aperta campagna!) in una bella giornata limpida. La stagione in corso è ancora quella ideale per divertirci, per creare progetti e per sperimentare. Ogni momento, ogni scenario può risultare giusto e produrre una visione “parallela” delle cose 🙂

figura13Figura 13 – Marco “Fetch” Lano – Genova 2013

Di Marco “Fetch” Lano

Febbraio 2014

 

Taggato , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi