Ansel Adams. Di Paola Palmaroli.

Nato il 22 febbraio 1902, morto il 22 aprile 1984! Noto come Ansel Adams, stiamo per raccontarvi la storia di una vita spesa alla ricerca di un’armonia e di una luce che ha dato come risultato il corpus fotografico di uno degli autori più famosi del XX° secolo in campo fotografico.

Ansel AdamsCominciamo con una sua riflessione, quando mancavano pochi anni alla fine della sua esistenza e da lì affronteremo uno dei viaggi più appassionanti della storia della creatività umana: “Invecchiando, ho capito quanto possa essere grandiosa, ma anche profondamente depravata, la specie umana alla quale appartengo. I fari della civiltà irradiano speranza e fede nel mondo, fugano le ombre della distruzione e del vuoto. I miti e le credenze sono tentativi eroici di capire la verità anche se, mentre cresce la nostra conoscenza dell’universo, ci appaiono timidi e superficiali. Ho conosciuto gente ricca e compassionevole, e gente altrettanto ricca e potente che non aveva idea di cosa significhi dedicarsi allo sforzo creativo, o essere generosi di cuore e di spirito. Ho conosciuto gente con pochi mezzi, che pur ha dato molto all’arte, alla scienza, alla vita quotidiana, ora e per l’avvenire. Ho soltanto sfiorato i problemi ambientali, tuttavia sono contento di aver avuto una piccola parte di far presente la situazione mondiale attraverso le mie fotografie e le mie dichiarazioni. Gli atteggiamenti idealistici vengono derisi ma l’idealismo non è egocentrismo : si proietta verso l’esterno verso il mondo e le sue popolazioni. Credo che lo scopo ultimo della vita sia il lavoro creativo e produttivo. Il dedicarsi agli affari ed al denaro, come a fini in sé, è soltanto una fase transitoria di una civiltà in evoluzione. Dopo una lunga vita, mi chiedono spesso cosa la vita abbia in serbo. Del futuro so poco più di quanto sapevo ottant’anni fa. Ciò che avverto del futuro è un’altra faccenda. Certamente l’enorme incremento demografico influirà sull’ambiente e sulle risorse essenziali, per non parlare della bellezza e dei valori della natura. A prescindere da quanto pensiamo delle situazioni tangibili ed intangibili del mondo circostante, non possiamo ignorare che la sorte dell’umanità deve rimanere la nostra principale preoccupazione. La minaccia di una guerra nucleare grava su ogni aspetto della vita, se dovesse avverarsi non esisterebbero più problemi ambientali, non esisterebbe più l’ambiente e soltanto pochissime persone rimarrebbero a tracciare vie migliori per l’umanità”………. Leggiamo queste riflessioni alla luce di quello che è stato il suo lavoro, il suo modo di approcciarsi alla fotografia, il suo contributo alla bellezza ed alla creatività.

Yosemite Valley 1942Ha ribaltato pur sviscerandolo nelle sue immagini, un concetto tutto moderno, quello di cercare la massima dimensione e la massima potenza in ogni aspetto del mondo, dagli uomini alle montagne. Questo fotografo accettò invece che la bellezza avesse una continuità nelle cose, così come sono, e cercò di dimenticare i paragoni con aspetti completamente al di fuori del controllo umano. La sua estetica si avvicinò molto a quella degli esteti orientali che mai avrebbero messo in discussione il fascino squisito di pallidi fili d’acqua disegnati sulla pietra lucente. Pur essendo americano Adams non apprezzava soprattuto ciò che era ed appariva plateale, non dimenticò mai la sottile bellezza presente in cose semplici, sommesse. Egli sosteneva che non si poteva affermare la superiorità dei grandi affreschi della Cappella Sistina rispetto ad un esperimento di Picasso con la linea, o quella dei torrenti in piena a primavera rispetto al calmo scintillio di un corso d’acqua in autunno. Amava la poesia, Walt Whitman, e le sue immagini lo sono! Versi come “Queste cose, con tutte le altre, sono per me miracoli, che si riferiscono al tutto, eppure distinte, ognuna al suo posto”, lui li traduceva in immagini.

Moonrise Hernandez 1941In sintesi, la sua vita: Nasce a San Francisco in una zona vicina al Golden Gate Bridge, unico figlio di Charles Hitchcock Adams, un imprenditore di successo che possedeva una compagnia di assicurazioni ed una fabbrica di prodotti chimici, e Olive Bray. All’età di quattro anni, in seguito al terremoto del 1906, cade e si frattura il naso, che gli resterà deforme per tutta la vita. Non ama gli studi scolastici e nel 1914, a dodici anni, inizia a studiare pianoforte per abbandonarlo poi all’età di vent’anni circa. Nel 1916, all’età di 14 anni, durante una vacanza con la sua famiglia allo Yosemite National Park, gli viene regalata la sua prima macchina fotografica, una Kodak Brownie. La natura e la fotografia saranno da allora legate per sempre alla sua vita. La passione ambientalista traspare, peraltro, in tutte le sue opere. Nel 1919 si iscrive al ” Sierra Club “, una delle più antiche ed importanti organizzazioni ambientaliste americane. Poco tempo prima era guarito dall’influenza chiamata spagnola, che uccise cinquanta milioni di persone in tutto il mondo. Nel 1927 partecipa alla gita annuale del Club, nota come High Trip. In quell’anno pubblica il suo primo portfolio: Parmelian Prints of the High Sierra finanziato da Albert Bender conosciuto l’anno prima a Berkeley Guadagnerà circa 4000 dollari. Nel 1928 diviene fotografo ufficiale del Sierra Club, ma non lascia la sua passione ambientalista e si dedica anche ad accompagnare le persone che partecipano alle escursioni, che a volte durano settimane, come assistente del direttore di gita. Lo stesso anno sposa Virginia Best, figlia del proprietario del Best’s Studio che verrà ereditato dalla figlia nel 1935 alla morte del padre. Lo studio è oggi noto come Ansel Adams Gallery.

Mount Williamson, Sierra Nevada, 1944Nel 1932 fonda il Gruppo f/64 allo scopo di riunire alcuni fotografi aderenti alla cosiddetta straight photography: John Paul Edwards, Imogen Cunningham, Preston Holder, Alma Lavenson, Edward Weston. Il nome rimandava alla minima apertura del diaframma dell’obiettivo che avrebbe consentito la massima profondità di campo e la maggiore accuratezza dei dettagli. Nel 1934 entra nel Consiglio di Amministrazione del Sierra Club e ne resterà membro, insieme alla moglie, per tutta la vita. È autore di molte prime scalate sulla Sierra Nevada. Le sue fotografie sono una testimonianza di quello che erano i parchi nazionali prima degli interventi umani e dei viaggi di massa. Il suo lavoro ha sponsorizzato molti degli scopi del Sierra Club ed ha portato alla luce le tematiche ambientali. Adams ha inventato il sistema zonale, una tecnica che permette ai fotografi di trasporre la luce che essi vedono in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così un controllo migliore sulle fotografie finite. È anche stato un pioniere dell’idea di “visualizzazione” della stampa finita basata sui valori di luce misurati nella scena che viene fotografata. Le fotografie nel libro a tiratura limitata Sierra Nevada: The John Muir Trail, insieme alla sua testimonianza, hanno contribuito ad assicurare la designazione del Sequoia and Kings Canyon come parco nazionale nel 1940. Prese a cuore la questione dell’internamento dei nippo-americani che seguì l’attacco di Pearl Harbour, tanto che gli venne permesso di visitare il Manzanar War Relocation Center nella Owens Valley ai piedi del Monte Williamson. Il saggio fotografico fu dapprima esposto in una mostra in un museo d’Arte Moderna, e più tardi fu pubblicato col titolo Born Free and Equal: Photographs of the Loyal Japanese-Americans at Manzanar Relocation Center, Inyo County, California (“Nati liberi e uguali: fotografie dei leali nippo-americani al centro di dislocamento Manzanar, Contea di Inyo, California”).

001Fu il beneficiario di tre borse di studio Guggehneim durante la sua carriera. Fu eletto nel 1966 membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Nel 1980 il presidente Jimmy Carter lo insignì della medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile del suo Paese. I diritti di pubblicazione per le fotografie di Adams sono detenuti dagli amministratori dell’Ansel Adams Publishing Rights Trust. Nel 1984, il “Minarets Wilderness” dell’Inyo National Forest venne ribattezzato “Ansel Adams Wilderness”. Il Monte Ansel Adams, una cima di 3.584 metri nella Sierra Nevada, venne così ribattezzato nel 1986. Osservando le foto scattate in Sierra Nevada possiamo trovarci immersi in quelle luci ed in quelle ombre, in paesaggi incontaminati e potenti come lo sono solo la perfezione e l’armonia per la creatività e, riflettere su ciò che egli descrisse nel 1938 nella prefazione del suo libro “Sierra Nevada and The John Muir Trail”: – Davvero una catena di Luce come l’ha definita John Muir, la Sierra Nevada svetta verso il sole come un vasto e luminoso mondo di pietra e di neve e di acqua spumeggianti, ammorbidita dalle foreste che vi crescono, dalle nubi e dai temporali che la sorvolano. Quando Ansel Adams era giovane era inconcepibile che le risorse della terra si potessero esaurire.

Nel 1903 il padre di Adams costruì la propria casa in mezzo a dune di sabbia che scomparvero ben presto per colpa dello sviluppo edilizio. Dalla casa, egli vedeva fino alle colline incontaminate del Marin che sembravano eterne: nel 1934 sorse il ponte del Golden Gate con il suo flusso costante di automobili in entrata e in uscita dalla città. L’ambiente che Adams aveva conosciuto era cambiato per sempre. Era forse quella l’ineluttabile realtà dell’uomo contemporaneo? Forse nell’insegnargli i rudimenti dell’astronomia il padre di Adams aveva reso consapevole il figlio della bellezza e dell’ordine universale? Da bambino Adams era certo che il mondo attorno a lui era q04ualcosa di più di una scena da esplorare o dalla quale trarre piacere. La Sierra Nevada modificò la concezione dell’ambiente di questo fotografo, gli fece collegare le splendide realtà astronomiche alle dinamiche della natura circostante. Egli incontrò persone che possedevano altrettanto potere e dignità della Sierra stessa non perché ne conquistassero le cime, ma perché ne capivano e rispettavano il mistero. Come fotografo Adams cambio la percezione ed il modus operandi del linguaggio fotografico fino ad allora praticato, fu non un pioniere ma un viaggiatore nella luce e per la luce. Uno di quegli uomini che si devono ringraziare ed onorare imparando a conoscere cosa ha fatto e come ha vissuto prima ancora di imitarlo nella speranza di cogliere quello che ha impresso nelle sue immagini.

In una delle sue ultime lettere ad un politico californiano scrisse: “Ci servono fuoco e fiamme, non braci incandescenti. Non ci servono le chiacchiere e le iperboli. Mi aspetto un po’ di ira e di oltraggio, espressi con coerenza, dignità e preoccupazione, forza e compassione. Come un’intera orchestra e non un quartetto d’archi. Il sentimento di compassione è particolarmente importante. E’ ciò che Reagan non ha. Lui ha una cordialità da buontempone. quando è serio, mi ricorda un mio insegnante, o il protagonista di un dramma vittoriano. E’ ovvio, soprattutto negli ultimi tempi, che legge i propri discorsi, glieli prepara uno scrittore dotato che riesce ad infilare parole melliflue e poco altro. Vorrei avere di nuovo quarant’anni, Reagirei con gioia e con energia alla sindrome “Partiam!” con tutto me stesso. Forse sarebbe una buona battuta conclusiva!”. Ansel Adams non era figlio del suo tempo, il tempo decise un giorno di averlo come padre, di imparare da lui il significato più profondo della luce e della verità unite nella creatività umana di cui era detentore assoluto e magnanimo. Un grande fotografo? Anche, soprattutto un grande uomo!

PP

The Tetons and the Snake River

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