Mario Steigerwald, Nell’Officina Di Marco “Fetch”

La Street Photography rappresenta certamente il “genere” fotografico che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, ha visto crescere maggiormente il numero d’interpreti, con un boom esponenziale negli ultimi 10 anni. In qualsiasi social network dedicato alla fotografia, la “street” è oramai contemplata e, diciamolo pure, è quasi diventata una sorta di “moda”, con relativi aspetti positivi e negativi.

Si tratta di una branca della fotografia nella quale è davvero difficile “raccontare” qualcosa senza cadere nel tranello della banalità o (peggio) della mera autoreferenzialità!

Foto di Mario SteigerwaldMario Steigerwald è certamente un Autore che non è caduto in tale “imboscata”, creando uno stile ben riconoscibile fra tante (forse troppe) istantanee di “strada” che si vedono in rete.

L’immagine che vi propongo mi ha catturato per il “mood” che trasmette senza rinunciare ad alcune peculiarità tipiche del lavoro di Mario.

Figura 1

Figura 1

Uno degli aspetti riconoscibili in molte foto di Mario Steigerwald è il “grafismo” semplice ed efficace degli sfondi che sceglie per i suoi soggetti “street”. L’immagine in esame non è da meno ed anzi, grazie ad una ottima gestione dell’inquadratura dall’alto ci regala uno sfondo grafico bidimensionale che quasi rappresenta un “layer” ben distinguibile rispetto al resto della scena (Figura 1).

Figura 1 – L’andamento in diagonale delle rotaie del tram e la verticalità del semaforo costituiscono elementi grafici bidimensionali che evidenziano un “layer” a parte

Figura2

Figura 2

Gli elementi occasionali di scena rappresentano spesso quel “qualcosa” in più, se ben gestiti e soprattutto riconosciuti dall’Autore. La segnaletica orizzontale e le strisce curvilinee nella neve lasciate dalle ruote delle auto formano una sorta di “quinta” nella porzione sinistra della foto ed aiutano quindi ad isolare il nucleo della scena. La luce radente proveniente da sinistra è fondamentale per tale effetto (Figura 2).

Figura 2 – Il nucleo dell’azione è sotteso ed enfatizzato da una piacevole “quinta” curvilinea generata da elementi occasionali di scena  

Figura3

Figura 3

Va infine sottolineato che l’intersezione tra elementi rettilinei e curvilinei è in questo caso molto piacevole ed in un certo senso risalta ulteriormente la parte meramente “grafica” della scena. Personalmente trovo questa combinazione di elementi davvero molto bella.

Analizzando la parte “narrativa” della foto di Mario, è evidente l’interazione effimera tra i due soggetti umani (Figura 3). Sottolineo che spesso la “street” richiede questo tipo di “azione – reazione”, sia oggettiva/reale (come in questo caso), sia creata dall’Autore tramite connessioni virtuali, richiami e rimandi.

Figura 3 – Al nucleo della scena, i due “attori” si osservano e l’attimo si trasforma in una dilatazione del tempo

Nella Figura 3 ho anche sottolineato le centinaia di scie lasciate dalla neve che cade e le impronte delle scarpe sulla neve per terra. Sono elementi importanti che danno “tenore” alla scena, al momento colto; conferiscono la sensazione che queste due persone non aspettino altro di poter attraversare la strada e dirigersi verso le rispettive destinazioni, magari al caldo ed al riparo dalla nevicata.

Personalmente percepisco questa scena come una breve “pausa” di un frettoloso incedere urbano verso lo spegnersi di un’altra giornata.

Qualcuno, leggendo questa (ed altre) recensione si chiederà stupito come sia possibile che un Autore possa tener conto di tutti questi aspetti in poco tempo (composizione, rigore formale, luce, tempismo <- i due soggetti che si guardano). Probabilmente Mario ha visto la scena ha impostato l’esposizione ed ha aspettato il momento giusto.

Ci sono cose (p.es. il tipo d’inquadratura e la scelta di un determinato “sfondo” o contesto) che non sono più frutto del mero ragionamento; direi piuttosto dell’istinto e del “gusto” personale di ognuno di noi. Con l’esperienza si acquisiscono automatismi mentali che spesso non valutiamo razionalmente sul campo. Ci guidano in pochi attimi mentre osserviamo e poi inquadriamo.

Marco de “Fetch” Lano

 

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4 risposte a Mario Steigerwald, Nell’Officina Di Marco “Fetch”

  1. Marco Romualdi dice:

    “Con l’esperienza si acquisiscono automatismi mentali” …il mero ragionamento è però l’antefatto, quello che ha fatto maturare quell’esperienza, quasi un “brodo di coltura” in cui si sono affinati i propri canoni…e la “street” per questa via si eleva dal rango di “fotografia alla moda” al rango di “fotografia tout court” per questo autore così bene analizzato.

  2. Fabrizio Micheli dice:

    Complimenti all’autore della fotografia. Un magnifico scatto, un’istante di tempo fissato per sempre. Ed un sincero complimento Marco per l’analisi cosi’ precisa, puntuale e mai “noiosa”. Ci ha svelato particolari che un’analisi frettolosa dello scatto non avrebbe mai rivelato con tanta dovizia di particolari.

  3. paola palmaroli dice:

    Fotografia ed analisi dello scatto permettono di osservare e di proiettare nel quotidiano un modo nuovo di guardare quello che abbiamo intorno a noi, come se camminando per tornare a casa fotografassimo un preciso vissuto per percepirlo ancora più intensamente, per non essere ne affrettati ne superficiali ad attraversare l’esistenza, un angolo di strada che si dilata all’infinito quando si hanno gli strumenti per farlo espandere, visivamente e razionalmente! Grazie Mario, grazie Marco! Un caro saluto ad entrambi!

  4. mario steigerwald dice:

    “La fotografia è un atteggiamento, un modo di essere, un modo di vivere. Dovrebbe essere messo sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.” [ Henri Cartier- Bresson ]

    La composizione dovrebbe essere una delle nostre preoccupazioni, ma al momento di fotografare non può essere que intuitivo, perché si tratta di momenti fugaci dove le relazioni si stanno spostando. Tutto questo è il risultato per me di una costante curiosità. Fotografia per me è il riconoscimento, in una frazione di secondo , da un lato, il significato di un fatto e, dall’altro, le rigorosa organizzazione delle forme percepite visivamente che esprimono questo fatto unico.
    In molti modi delle mie foto ci sono storie di tutti i giorni che passano inosservati alla maggior parte dei passanti. La parte più difficile della fotografia è di mantenersi semplice. Lo straordinario ci disegna un momento, semplicità ci tiene più a lungo, perché è di per sé sta la chiave.

    p.s. grazie per le tue parole caro marco…

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