Smooth Operator

C’era una volta, in un paese lontano lontano … un ometto dalla carnagione giallognola e gli occhi a mandorla.
Era il paese da cui tutte le mattine sorge il sole, e lo chiameremo “Giappone”.
Si dà il caso che Il nostro ometto, oltre che giapponese, fosse un genio.


Schermata 2014-06-12 a 19.23.23Figura 1: Yoshihisa Maitani

Amava le cose belle, aveva una passione per le Leica, e voleva che la “sua” reflex avesse in sé un po’ di “Leicitudine”, mi si passi il termine.

Tomo tomo, trullo trullo… Visto che lavorava per una ditta che – ma guarda un po’ – faceva macchine fotografiche, fece la punta alla matita, si accomodò sulla sedia del tecnigrafo e, una riga via l’altra, piano piano… disegnò il suo capolavoro.
Correva l’anno 1972, l’uomo si chiamava Maitani.
I più sgamati l’avranno capito, e lavorava per la Olympus: come poteva chiamare la sua creatura se non M-1? (M come Maitani, naturalmente).

Ma alla Leica non gradirono: loro avevano già la M3, la M2, la M4… Come si permettevano ‘sti giapponesi di usurpare cotanto nome!? Non si può! Noblesse oblige, la emme spetta solo a loro.
E fu così che la M-1 divenne OM-1, poi arrivarono OM-2, OM-3, OM-4… E via tra alti e bassi fino all’attuale serie digitale OM-D, che non a caso è partita dalla E-M5, mica dalla 1.
Poi la 1 l’han fatta e sarebbe stato più rispettoso chiamarla 6, ma così va il mondo.

Torniamo alla OM-1:  
Piccola, leggera, sofisticata: con un gran mirino, dei comandi dolcissimi e ben dimensionati, era uno schiaffo ai grossi corpi macchina che andavano per la maggiore all’epoca.
Una delle caratteristiche delle OM che balzano subito agli occhi è la ghiera dei tempi coassiale al bocchettone porta-ottiche, una trovata intelligente per non dover miniaturizzare le ghiere sul corpo macchina, ma altrettanto degno di nota era lo specchio col ritorno ammortizzato per ridurre al minimo le vibrazioni.
Per il resto era una macchina puramente e fieramente meccanica, che si avvaleva di un tradizionale e morbido otturatore in tela, dove la batteria serviva solo per comandare l’ago dell’esposimetro.
Anche le ottiche erano compatte ma validissime, con tre serie: amatoriali, “prosumer” e professionali; si distinguevano solo per la massima apertura di diaframma, ma per il resto erano tutte costruite sugli stessi standard qualitativi.
Tanto fu il successo della OM-1, che una volta uscita di produzione dovettero rimetterla in listino, e nacque così, qualche anno dopo, la Om-1n.

Figura 2Figura 2: la OM-1 vista dall’alto: compattezza, ergonomia ed efficacia

Ma che effetto fa, al giorno d’oggi, “buttar” lì 100/150 euro e portarsene a casa una?
Innanzitutto sono macchine che invecchiano bene: le versioni cromate sembrano tutte prodotte l’altro ieri, le nere mostrano un po’ di “brassing” qua e là, ma – signori – è tutto fascino!
La prima impressione, prendendola in mano, è di “densità”: è talmente compatta che sembra pesare più del dovuto; la seconda è che si impugna bene, i comandi sono grandi il giusto e messi nel posto adatto; la terza, non appena si manovra la leva di carica, è di morbidezza: è così fluida che anche col rullino in macchina viene istintivo controllare se s’è agganciata bene la pellicola.
Poi finalmente la porti all’occhio e  -wow! – Come fa una macchina così piccola ad avere un mirino così grande e luminoso? Goduria. Senza se e senza ma.
Unica “interferenza” nel finestrone del mirino, la lancetta dell’esposimetro, che discretamente, quasi sottovoce, ti consiglia su tempi e diaframmi. Qui un appunto va fatto: una forte luce di taglio manda in tilt l’esposimetro, e la lancetta se la viaggia. Può succedere, niente panico e fatevi ombra con una mano.
Ed ora lo scatto: il pulsante è di nuovo un capolavoro di meccanica: morbidissimo e sensibile, attiva specchio e otturatore con uno sforzo infinitesimo, a tutto vantaggio della stabilità: con una “1”, tra pulsante “soft” e specchio ammortizzato, se proprio non hai il Parkinson, guadagni uno stop sui tempi di sicurezza.  E scusate se è poco.
Ma fate attenzione: dà dipendenza!

Figura 3Figura 3: Le due versioni cromatiche della OM-1

Allora, signore e signori: “Bianca o nera? A voi la scelta!”
Coi complimenti di Maitani San

Franco Francesconi

Giugno 2014

 

 

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