Bianconero. Molteplice Essenza.

Foto di Angelo Bognanni

Foto di Angelo Bognanni

Siamo oggi al primo appuntamento in questo spazio, espressamente dedicato al bianconero, con le immagini degli autori presenti nel gruppo Facebook della Gabbia Armonica.

Foto di Jimmy Lu

Foto di Jimmy Lu

Qui, incontreremo immagini particolarmente significative, forse belle, forse adatte piuttosto a quattro chiacchiere specifiche, intorno all’universo monocromatico.
Incontrando periodicamente una fotografia e un autore, tra coloro che ogni giorno ci seguono, o meglio, ci accompagnano in rete.

Ma in questo primo passettino di debutto, non incontriamo oggi una sola immagine: per avvicinarci immediatamente ai molteplici volti della fotografia monocromatica, voglio infatti sottoporvi alcuni scatti, alcuni autori, alcuni approcci, forti proprio delle differenze evidenti che li caratterizzano…

Ho sempre pensato che non esiste il bianconero “buono”, ma piuttosto che sia saggio perseguire quello “appropriato”, quello cioè che meglio è capace di sostenere l’energia comunicativa di ogni particolare fotografia. O ancora, che nel modo migliore sia capace di esprimere la sensibilità profonda del fotografo, così come le sue necessità espressive.

E questo, non per una qualche particolare teoria preconcetta: è sufficiente osservare con calma il passato per rendersene conto. Come potrebbero rappresentare mito e modello, figure come Ansel Adams e Mario Giacomelli (solo per citare due esempi), esprimendo essi due visioni, interpretazioni, approcci diametralmente opposti?
Esistendo “il” bianconero buono e ortodosso, unico e oggettivo, perfetto… come si potrebbero osservare, apprezzando entrambi, il rigore e la precisione maniacale del primo insieme agli eccessi e le estremizzazioni tonali del secondo?

Foto di Tarik Daria

Foto di Tarik Daria

In questa nostra piccola serie di immagini, credo possiamo efficacemente accostarci a questa idea.
Apprezzando da un lato stili e sensibilità differenti, ma sempre capaci di qualità comunicativa. E provando dall’altro a confrontare virtualmente le nostre, di sensibilità. Il nostro modo di entrare in contatto con un’immagine e, se poi fotografiamo a nostra volta, di poterci magari confrontare.
Misurandoci su un piano emozionale, prima ancora che tecnico. Non disputando una “gara”, ma con quello spirito di comprensione e scambio, che solo può aiutare la nostra maturazione fotografica, e forse non solo fotografica…

Ed ecco così che possiamo avvicinarci alla prima immagine, un paesaggio di Angelo Bognanni e osservarla insieme alla seconda, ancora un paesaggio, questa volta di Jimmy Lu.
Radicale la prima, con tutta la forza comunicativa concentrata in un chiaro estremismo tonale, in un grafismo spiccato che ci restituisce la natura come tratto essenziale, laddove invece la seconda, di Jimmy, ci raggiunge attraverso una scala di grigi estesa e morbida, preoccupandosi di restituire ogni sfumatura, quasi a sentirne il respiro, di quel bosco tanto finemente raccontato.

Foto di Toti Itot

Foto di Toti Itot

Due approcci assolutamente antitetici, i cui punti di forza, gli elementi qualificanti, capaci di “fare” l’immagine sono agli opposti. Eppure entrambi ci arrivano suggestivi e avvincenti: l’uno per la determinazione energica di natura quasi astratta, l’altro per una capacità di accostamento introspettivo, cauto, misurato, capace di raccogliere delicatamente ogni tratto di quel luogo, di quel momento particolare, regalato dalla luce.

Nella terza immagine, di Tarik Daria, pur senza avvicinarci in alcun modo ai tratti puri del primo scatto osservato, troviamo comunque pochi toni, a descriverci la scena. Pochi toni con cui l’autore decide di privilegiare un impatto forte e deciso della forma, rispetto a una restituzione didascalica dei dettagli, dove la forza energetica di quelle cascate si rappresenta, si rafforza, si esalta attraverso altrettanta energia tonale.

Foto di Angela Carro

Foto di Angela Carro

Nella quarta immagine, di Toti Itot, i toni sono ancora pochi: scelta tesa ragionevolmente alla migliore sottolineatura delle geometrie, ma anche a una grande enfatizzazione della luce, vera protagonista della scena. Forza di luce e geometrie, assecondata a meraviglia anche dalla scelta di una simmetria particolarmente curata.

La quinta immagine, di Angela Carro, ci mostra un uso profondo delle ombre, che regalano mistero e suggestione allo scatto, coniugate tuttavia a una considerevole cura dedicata alle luci. Laddove infatti le ombre sono estreme fino a occultare ogni dettaglio, le alte luci si arrestano puntualmente prima del rischio di bruciature. In generale, o perlomeno in molti casi, le luci bruciate risultano più fastidiose, nella percezione visiva, rispetto a ombre chiuse. E qui Angela pare volersi attenere a questo principio, con bella cura, con un risultato di ottima efficacia e buona magia. Anche per ricordarci che la tecnica è elemento non trascurabile, al servizio delle emozioni…

Foto di Mirjana Kovachevic

Foto di Mirjana Kovachevic

La sesta immagine, di Mirjana Kovachevic, calca maggiormente, invece, entrambe le estreme: nel suo splendido ritratto infatti, le luci in cui non riusciamo a leggere vera texture non mancano, otre a ritrovare, anche qui, ampie zone in cui le ombre si chiudono. L’autrice, quindi, sceglie di raccontare attraverso un’alternanza di occultamenti e sottolineature, tralasciando il dettaglio indubbiamente in molte aree del fotogramma, ma trattando con attenzione estrema i particolari significanti, primi fra tutti, naturalmente, gli occhi.

La settima immagine, di Tiziana Ruggiero, non omette di usare attentamente la luce per creare la forma, per ottenere le dimensioni, la profondità. Ma tutto questo, mantenendo comunque i toni dentro la sola chiave alta, evitando praticamente del tutto le ombre, con un risultato eccellente, che ottiene lo scopo di raccontare proprio attraverso la forma, fino a farci quasi dimenticare la presenza di un soggetto, la sua più abituale e a noi nota essenza. Aiutandoci in questa astrazione, proprio attraverso una precisa scelta tonale, ideale per allontanare l’abitudine inevitabile a cui ci collega la memoria…

Foto di Tiziana Ruggiero

Foto di Tiziana Ruggiero

L’ottava e la nona immagine, di Cisco Image e Magdalena Wolk, pur in modo piuttosto differente poggiano su due elementi tipicamente forti, nella fotografia monocromatica: la luce e la texture.

Foto di Cisco Image

Foto di Cisco Image

Nella fotografia di Cisco, la texture è un tappeto perfetto, potente ma non troppo invadente, che ci permette di concentrarci sulle figure, senza tuttavia rappresentarci un fotogramma “nudo”, piatto. Figure che, proprio grazie alla condizione di luce, si nutrono fortemente delle ombre che esse stesse producono, acquisendo così forza, e proponendosi con tutto l’impatto che serve (immaginatele sotto il sole di mezzogiorno, con le ombre praticamente assenti, e certamente vedrete un’altra foto, ragionevolmente assai più debole…).
Magdalena invece ci propone un fotogramma certamente più denso di elementi. Ma anche qui la texture (quella dei sedili del treno) gioca un ruolo fondamentale nel regalare forza ed equilibrio all’immagine, mentre la luce arriva potente a sottolineare le forme, dando volume e vita alle gambe, soggetto della foto e a disegnare quella “scia” sul pavimento, che decisamente ravviva un’immagine in cui le ombre pesano significativamente, e sono quantitativamente preponderanti….

Foto di Magdalena Wołk

Foto di Magdalena Wołk

E infine, la decima immagine, di Maurizio Valoppi. Forte del suo elemento formale, carica di una buona valenza evocativa, decisamente attenta nella sua costruzione…. ma dedicandoci, qui, sostanzialmente agli aspetti legati all’espressione monocromatica, non possiamo assolutamente non apprezzarne la grandissima cura.
Forte, la scelta dell’autore in termini di contasto, fa vibrare tanto le luci quanto le ombe. Ma qui, nulla affonda oltre l’estremo (almeno, apparentemente…): sia verso l’alto che verso il basso Maurizio si spinge energicamente, con autorevole nettezza. E a ben guardare, le aree in cui nulla è più leggibile non sono assenti. Ma nel complesso, la sensazione che ricaviamo è che nulla sia stato realmente sacrificato e che, pur dentro quella nettezza, la tensione a mantenere precisione e qualità descrittiva, non sia stata lontana dalle intenzioni e dal lavoro dell’autore. E soprattutto, dalle sue abilità nel condurla a un risultato finale eccellente…

Dieci immagini: storie diverse e lontane. Approcci assolutamente differenti. Sensibilità (questo possiamo solo intuirlo) individualmente particolari e specifiche.
Dieci visioni personali, che forse ci dimostrano proprio come il bianconero non solo non “possa” essere uno, ma che, anzi, proprio dalle sue molteplici potenzialità espressive, possa trarre tutta quella forza e quel fascino indiscusso, che dopo oltre un secolo appaiono più vivi che mai…

Francesco Merenda, Luglio 2014. Nella Gabbia Armonica.

Foto di Maurizio Valoppi

Foto di Maurizio Valoppi

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5 risposte a Bianconero. Molteplice Essenza.

  1. tarik dice:

    Excellent article 🙂 !

  2. … And excellent photos, dear Tarik! 😉

  3. silvia dice:

    Complimenti! Straordinario lavoro!!! Sono contenta di tutto! Bravo Gabbia Armonica!

  4. Toti dice:

    Complimenti per l’articolo, si può dire forte, ma non si può dire più chiaro. La pluralità di stili e visioni si riflettono perfettamente le immagini e ogni foto è una storia che evoca sentimenti diversi.
    Grazie per spiegarla così bene e con tanta sensibilità!

  5. roberto burchi dice:

    Grandi foto, ottimi articoli! Davvero un buon inizio caro Francesco!

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