“E intanto il tempo se ne va …. ”

L’effetto mosso e le lunghe esposizioni

Quando tra appassionati viene introdotto il concetto di “lunga esposizione”, il pensiero corre immediatamente alla fotografia notturna in cui i tempi di scatto sono anche ragguardevoli, a meno di utilizzare iso molto elevati; analogamente molti fotografi associano tale concetto ad un accessorio che rappresenta gioia e dolore di ognuno di noi: il cavalletto!! In questo articolo non parleremo però propriamente di fotografia notturna, anzi, la maggior parte delle immagini seguenti sono state colte con luce diurna; si tratta di un genere fotografico (la f. notturna) molto impegnativo (anche fisicamente) in cui la creatività è davvero sconfinata e certamente non si limita alle banali scie luminose delle auto od altri effetti piuttosto facili da ottenere. E’ sufficiente seguire il lavoro di autori come Lance Keimig (Immagine 1) per iniziare a comprendere cosa può esserci dietro ad immagini davvero molto originali e coinvolgenti emotivamente.

Foto di Lance Keimig

 Immagine 1 – Lance Keimig – “Night Photography: Finding Your Way in the Dark

Parliamo invece delle applicazioni di una lunga esposizione con la luce diurna. Il concetto stesso di “lunga esposizione” è a mio parere relativo, ossia dipendente da molteplici fattori esterni quali, intensità della luce, velocità dei soggetti che entrano nel fotogramma, distanza tra fotocamera e soggetto in movimento e direzione di spostamento rispetto all’asse ottico della fotocamera. Mi spiego meglio: diamo per assunto che un’esposizione di 20 sec rappresenti una lunga esposizione e viceversa 1/125 sec no. Ma se nel primo caso il soggetto fossero le stelle del firmamento celeste, esse risulterebbero comunque “congelate”; nel caso di un treno che viaggia veloce a 2 m dalla fotocamera, a 1/125 sec questi risulterebbe mosso. Tralasciando questi due esempi diciamo “estremi”, la dilatazione temporale dell’attimo (qualunque esso sia e con qualsiasi soggetto) è uno strumento creativo molto sfizioso che può regalare la soddisfazione di ottenere immagini originali anche in luoghi molto noti in cui vengono scattate decine di migliaia di foto al giorno (Immagine 2).

Foto di Marco Fetch Lano

Immagine 2 – Marco “Fetch” Lano – London 2014

E’ chiaro che ci vuole pazienza e (come al solito) una buona dose di fortuna; in questo caso il “via vai” lungo il famoso Millenium Bridge (dinamicamente sottolineato dal movimento in primo piano) è impreziosito da un soggetto forte e colorato in perfetto asse formale con la cupola di St. Paul che porta lo sguardo ad un impassibile sfondo di una Londra tipicamente grigia. I soggetti umani rappresentano certamente una “sfida” da percorrere per l’amante delle lunghe esposizioni (in senso lato);  senso di movimento può difatti contribuire alla narrazione di una storia o di un particolare contesto. Nel caso dell’Immagine 3, Alberto Scacchetti ci presenta una notturna in un originale (ed affollato) ambiente espositivo. Si noti come risultano assolutamente fondamentali i pochi soggetti in movimento per conferire “apertura” e dinamica a questa immagine, appunto molto affollata. Il tutto scorre leggero e l’occhio (nonché il cervello) è certamente stimolato ad esplorare l’immagine nella sua interezza apprezzandone dettagli e geometria. La stessa inquadratura con un tempo di esposizione più corto e tutti soggetti umani “congelati” perderebbe (a mio parere) più della metà del suo potenziale espressivo e narrativo.

Foto di Alberto Scacchetti

 Immagine 3 – Alberto Sacchetti – Gallery Maggio 2014

Francesco Merenda (Immagine 4), in un contesto narrativo intimo e molto emotivo sfrutta l’effetto mosso per conferire dinamica ad una scena che per disposizione degli elementi (umani e non) rappresenta quasi una natura morta; il movimento del bambino rimane impresso nella mente dell’osservatore e diventa fulcro di una narrazione cruda, condita di connotati neorealistici e contrasti tonali meravigliosi.

Foto di Francesco Merenda Immagine 4 – Francesco Merenda – Gallery Maggio 2014

L’Immagine 5, oltre a evidenziare come l’espansione temporale possa essere utilizzata in qualsiasi genere fotografico (compreso il ritratto quindi), ci indica e ci conferma come l’effetto mosso possa dare carattere e tono ad un’immagine anche se appena percettibile; Arnaud Bathiard, nel suo ritratto, ottiene la splendida “apertura” di un attimo solamente con il movimento lieve del fumo, ottimamente illuminato. Il tutto coerente con la dinamica delle linee di forza e con la postura della modella.

Foto di Arnaud Bathiard

 Immagine 5 – Arnaud Bathiard – Gallery Luglio 2014

E’ curioso ricordare che i ritrattisti dell’800, costretti dalle attrezzature dell’epoca ad esposizioni di diversi minuti, ricorrevano ad “accessori” esterni per far restare immobile il soggetto fotografato (!!) ed evitare l’effetto mosso di cui parliamo in questo articolo. Parlando di lunghe esposizioni con luce diurna è evidente che una buona schiera di appassionati è rappresentata dai fotografi naturalisti. L’utilizzo di filtri ND (anche molto spinti) è indispensabile per ottenere effetti come nell’immagine 6. Joao Freire utilizza la lunga esposizione per elidere totalmente la matericità originale dell’acqua e creare quindi un “doppio sfondo” (avente cromie molto contrastanti) in cui sono racchiuse le rocce e le pietre.

Foto du Joao Freire Immagine 6 – Joao Freire – Gallery Giugno 2014

A questo punto è giusto sottolineare che anche l’effetto mosso, e quindi la lunga esposizione relativa ad esso, va ricercato con le idee molto chiare su cosa raccontare e sul “target” finale; ogni azione deve avere uno scopo ben definito. C’è di positivo (in questo caso) che la necessaria fase di sperimentazione è certamente divertente e fornisce risultati interessanti su cui ragionare e tarare i progetti fotografici seri. Soffermandoci ancora sulla fotografia di paesaggio, questa volta con chiari connotati più espressivi che descrittivi, l’immagine 7 di Michele Dolci ribadisce l’approccio utilizzato nella immagine precedente, ossia quello di sfruttare l’effetto mosso sull’acqua per parificarne la texture alle tonalità del cielo e distaccarla in modo netto dal dettaglio delle rocce e dei rami.

Foto di Michele DolciImmagine 7 – Michele Dolci – Gallery Giugno 2014

In questo caso quindi lo stesso approccio costruttivo è applicato ad un’immagine molto quieta, direi sospesa con un ottimo trattamento del cielo e dello sfondo, coerente quindi col workflow complessivo. Parlavamo prima di “creatività”; come si sa essa non ha limiti di sorta se non quelli dettati dalla mente di ogni autore. Anche un soggetto singolare, originale e quindi “appetibile” fotograficamente, può divenire elemento surreale mediante la lunga esposizione; è il caso dell’Immagine 8 di Roberto Latini, in cui il pattern degli ombrelli sospesi in aria viene utilizzato per creare un’immagine di sicuro effetto in cui nulla è praticamente “fermo”, come nel volgere dei mutamenti meteorologici.

Foto di Roberto LatiniImmagine 8 – Roberto Latini – Gallery Luglio 2014

Anche in questo caso (come per l’Immagine 3) mi sento di dire che l’effetto mosso dona certamente più pathos rispetto allo stesso soggetto “congelato” da un tempo di esposizione più ridotto. Un altro approccio molto creativo alle lunghe esposizioni, applicato ai soggetti umani, è quello di inserire noi stessi in autoritratti ambientati che ci permettono di conferire un’aura metafisica ad un infinito numero di soggetti. Un esempio molto ben riuscito di tale workflow è rappresentato dall’Immagine 9 di Roberto Pireddu, del quale abbiamo tutti apprezzato il “Progetto Fotografico” da cui è tratta questa foto.

Foto di Roberto PiredduImmagine 9 – Roberto Pireddu – Gallery Maggio 2014

Anche qui nulla è lasciato al caso; dopo aver curato la scena di base (composizione, esposizione, punto di scatto, ecc), Roberto Pireddu ha certamente effettuato su se stesso diverse esposizioni sino a ritrovare l’idea che aveva in testa. Trovo si tratti di un metodo sperimentale molto interessante e che certamente permette di confrontarsi con la difficile ricerca dell’equilibrio tra quello che è “congelato” e non; si tratta dell’elemento fondamentale per questo tipo di fotografia e certamente ci vuole applicazione ed esperienza sul campo per prevedere quale tempo di esposizione sarà il più appropriato. Tornando infine ai soggetti naturali, le cascate rappresentano certamente una buona percentuale di foto realizzate con la tecnica della lunga esposizione diurna. E’ forse l’esempio più tangibile e più facile da comprendere (per chi si accosta per la prima volta a questo “metodo”) di come la dilatazione temporale “trasforma” il mondo che si osserva. Tutti i fotografi naturalistici si cimentano con tale soggetto e col metodo descritto in questo articolo; possiamo affermare che la fotografia delle cascate è di per se quasi un genere fotografico a se stante, per la quantità di possibilità che ha nelle sue corde. L’immagine 10 di Tarik Daria è incentrata più sull’aspetto evocativo del rapporto acqua/luce che sulla mera rappresentazione formale e naturalistica; rappresenta quindi una delle tante possibilità che citavo in precedenza.

Foto di Tarik DariaImmagine 10 – Tarik Daria – Gallery Febbraio 2014

Possiamo quindi dire che il concetto di lunga esposizione risulta più incentrato sul “target” da ottenere che su un mero intervallo di tempo entro il quale essa può definirsi tale. E’ un mondo che consiglio a tutti di esplorare per comprenderne le potenzialità, indipendentemente dal tipo di cultura fotografica e delle preferenze nei vari generi fotografici. Costa tempo, applicazione ed un pizzico in più di disagio, per coloro che dovranno convivere col cavalletto (che deve diventare un “amico” e non un peso!!) ed altri accessori quali filtri e telecomandi ad esempio. Ci permette però di amplificare notevolmente le nostre possibilità creative, indipendentemente dai soggetti che possono essere i più disparati …. da quelli più inconsueti ai “classici” come la bella spiaggia di sabbia nera dell’Immagine 11.

Foto di Marco "Fetch" LanoImmagine 11 – Marco “Fecth” Lano – Iceland 2014

 Un saluto a tutti    

 

Di Marco “Fetch” Lano

Luglio 2014

 

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