Il Cammino Di Santiago

DSCF2787Spesso ci sono momenti difficili nelle nostre vite, e io ho imparato con l’esperienza che durante questi periodi devo metterci qualcosa di positivo. Quale migliore occasione per fare il Cammino di Santiago che era un mio desiderio da molto tempo?

Esistevano tutte le condizioni per provarci, tempo, stati d’animo controversi, voglia di rimettersi in discussione. La mia idea era quello di farlo in bicicletta peccato che non ero mai stato ciclista se non in maniera occasionale.

DSCF3004Ho faticato per due mesi allenandomi, cominciando a mettere km su km,sino ad aver la sensazione di poterci provare. Dopo aver organizzato tutto, bagaglio (chiaramente, alla luce dei fatti sbagliato, perchè troppo pesante), viaggio e documentazione, sono finalmente partito.

Non nascondo che avevo paura, 20 giorni in compagnia della sola bici possono sembrare pochi ma se parti col piede sbagliato sono lunghissimi, e poi comunque ci sono sempre le incognite che si affrontano in un viaggio, forse amplificate perché in questo caso devi contare solo sulla tua forza.

Iniziare e cominciare a pedalare è invece stato facile, le paure cominciano a sparire durante il cammino, lasciando spazio alla fatica. E con la fatica le persone cambiano, perdono le difese, cominciano a mostrare le loro personalità più profonde, tutto diventa come sospeso, magico.

I cuori si aprono, le persone rimuovono temporaneamente rabbie, rancori, preoccupazioni, dolori e restano nude, ma sicuramente più pure. Ecco avere la fortuna di vivere questi momenti vale la fatica del cammino, vedere sprazzi di altri mondi possibili stupisce, accorgersi quanto poco abbiamo bisogno del superfluo ci lascia senza fiato, contano solo  i bisogni primari.

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E incredibilmente quasi tutto quello che abbiamo lasciato a casa non ci serve, si vivono sensazioni sconosciute, dobbiamo solo mangiare, bere, riposarci, pedalare, e mantenere un corretto equilibrio psicofisico… Niente altro.

DSCF2846_edited-1Partendo da questo il cammino diventa il mezzo per ritrovarsi, per riflettere serenamente, per mettersi in discussione, per riprendere a progettare, per fare conoscenze, per alcuni per nuovi amori.

Durante quei giorni avevo spesso il timore di non riuscire a finire il cammino, ma ora mi accorgo che non era importante arrivare, l’importante era partire perché solo con la partenza si inizia un viaggio.

A conferma aggiungo che nel momento dell’arrivo ho provato una nostalgia infinita, mi mancava già lo spazio aperto, il nulla, il silenzio, mi mancava la mia solitudine, e sopratutto mi ricordava che tutto quello che avevo lasciato in sospeso a casa non era sparito.

Questo è il cammino: una bolla temporale dove tutto si congela e il tempo si ferma. E in questo tempo immobile, si attraversano scorci che fanno battere il cuore, talmente semplici da risultare per noi cittadini complessi.

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 Francesco “Fraliga” Lorusso, 2014.

Francesco Fraliga. 2014

 

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