Fotografia naturalistica: l’approccio

Entriamo nel mondo animale…

moretta

Nel precedente articolo abbiamo analizzato l’aspetto etico della fotografia naturalistica e l’approccio che un fotografo deve tenere quando si avventura nel mondo animale; ora vediamo di fare un passo avanti…Dunque siamo arrivati nel nostro bosco, abbiamo passato molte ore a osservare e ascoltare e abbiamo un’idea ben chiara delle specie che lo abitano. A questo punto prima di passare alla fase di scatto vera e propria dobbiamo avere le idee ben chiare su cosa vogliamo dalle nostre fotografie. 

gheppio

Gheppio: Un momento di grande interesse come la cattura di una preda immortalato nel contesto naturale ci da la possibilità di osservare le vere abitudini di un animale ma al contempo dal punto di vista fotografico ci offre un immagine confusa con molti elementi di disturbo.

A tal proposito esistono 3 categorie di fotografi naturalistici. Quelli che hanno un approccio prevalentemente documentaristico, cioè ad essi interessa la cattura fotografica in se, non si curano molto del fatto che nell’immagine possano essere presenti elementi di disturbo quali rami foglie ,oppure che lo sfondo non sia omogeneo o il punto di ripresa non sia parallelo al soggetto. Fotografano ciò che vedono e lo riportano tale e quale. Tutto ciò ha un suo senso logico: si mostra l’animale nella realtà del suo ambiente così come lo vedrebbe un qualsiasi visitatore occasionale.

Una seconda categoria sono i fotografi che danno importanza alla cattura e ne curano ogni aspetto dal punto di vista stilistico per cui, al contrario dei precedenti, curano lo sfondo, la composizione la luce e i posatoi, per presentare un immagine il più possibile “bella” e curata in ogni dettaglio.

Esiste poi una terza categoria, che è quella nella quale io m’inserisco, che predilige il momento rispetto al soggetto. Questo significa che io preferisco fotografare 2 comunissimi verdoni che litigano invece che una rarissima aquila arpia posata su un ramo. Non che la visione di quest’ultima non mi emozioni ma dal punto di vista strettamente fotografico, immortalare un animale, se pur bellissimo, fermo, non mi appaga. Ciò che spinge e gratifica chi come me si dedica a questo genere è la voglia di vedere e mostrare quei momenti della vita degli animali che spesso ignoriamo o che perché essendo troppo rapidi nella loro esecuzione non riescono ad essere colti dal nostro occhio. Anche in quest’ultimo caso la cura dei dettagli è fondamentale.

Sono questi 3 approcci differenti che necessitano di una preparazione differente nel momento in cui andremo a fotografare. Vediamo di analizzarli tutti e 3. Sostanzialmente le differenze più grandi esistono tra la prima categoria e le altre 2 perché queste ultime sono abbastanza simili come approccio. Il documentarista in genere si apposta nella zona frequentata dal maggior numero di specie cercando di avere una visuale la più ampia possibile sulla zona circostante, senza intervenire in alcun modo sull’ambiente esterno. Gli appartenenti alle altre 2 categorie invece posizioneranno il loro capanno in base alla luce e allo sfondo, sistemeranno dei posatoi e delle mangiatoie sul terreno creando le condizioni il più favorevoli possibile per attirare il o i soggetti ai quali sono interessati.

grifone 1

Grifone 1

grifone 2

Grifone 2. L’importanza del punto di ripresa. La prima immagine scattata da un punto di ripresa ottimale ci permette di ammirare l’animale in tutta la sua bellezza, nel secondo caso ripreso dal basso possiamo vedere solo la parte inferiore dell’animale quella solitamente meno bella

La differenza tra gli ultimi due tipi di fotografi sta nella fase di scatto vera e propria e nel posizionamento di posatoi e mangiatoie. Il primo fotografo cercherà di avere il soggetto molto vicino a se, in modo da esaltarne i dettagli e si concentrerà sull’attirare varie specie di animali, creando via via le condizioni necessarie per ognuna di esse. Il secondo invece sposterà tutto il “set “più distante, in modo di avere lo spazio necessario a riprendere azioni dinamiche quali volo, caccia e combattimento. Egli non si dedicherà ad attirare specie particolari ma a creare le condizioni affinché gli animali presenti compiano determinate azioni nel luogo da lui prescelto come teatro di esse.

gufo 1

Gufo 1

gufo 2

Gufo 2. Ancora l’importanza del punto di ripresa anche nel ritratto ambientato avere un punto di ripresa parallelo al soggetto offre tridimensionalità all’immagine rendendola più viva. Importantissimo è anche avere il campo libero da elementi di disturbo, nella foto 2 il ramo davanti al gufo distrae e toglie interesse all’immagine.

A questo punto è doverosa una precisazione sull’utilizzo del cibo per attirare gli animali:

E’ bene ricordare che in alcuni comuni o regioni è vietato dare da mangiare agli animali selvatici. Ci sono svariati motivi che hanno portato a questa decisione. Tra i più importanti il fatto che se un animale si abitua a essere alimentato dall’uomo può perdere la sua capacità di cacciare e la sua naturale diffidenza verso l’essere umano, che purtroppo in molti casi può metterlo in grave pericolo.

Inoltre a un’eccessiva presenza di cibo può corrispondere un incremento della popolazione di varie specie il che porterebbe a un cambiamento non naturale degli equilibri che regolano il corso della natura. In buona sostanza si può dire che il tutto sta all’intelligenza del fotografo che deve sapere quanto e quale cibo offrire alle sue ipotetiche prede. Molti rapaci come la poiana, la civetta o il nibbio bruno in natura si cibano spesso di carogne per cui dare loro della carne non comporta nessun tipo di rischio.

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Picchio 1

picchio 2

Picchio 2. Fotografando senza preparare posatoi e cibo che attiri gli animali bisogna accontentarsi e affidarsi alla fortuna come nella foto 2, se invece offriamo loro del cibo possiamo fotografarli in modo ottimale apprezzando così tutti i dettagli dell’animale.

Ovviamente la cosa deve essere fatta con criterio. Se tutti i giorni mettiamo a loro disposizione 1 kg di cibo essi si abitueranno e non andranno più a caccia, se invece faremo questa operazione magari ogni 3\ 4 giorni non influiremo in alcun modo sull’ istinto predatorio e nemmeno sul loro ciclo riproduttivo, che è strettamente legato alla quantità di cibo disponibile. Ben diverso è il discorso che riguarda animali di grossa stazza come ad esempio gli ungulati o i grandi predatori come orsi e lupi ai quali è vivamente consigliabile non dare mai del cibo.

martino 1

Martino 1

martino 2

Martino 2. Anche nella fotografia dinamica il punto di ripresa è importantissimo. La foto 1 ripresa dall’alto risulta piatta mentre la foto 2 eseguita a filo d’acqua ci fa immergere totalmente nell’ambiente risultando tridimensionale e coinvolgente.

Discorso opposto per i passeriformi e specie attigue, tanto che nelle oasi gestite da LIPU e WWF sono presenti mangiatoie con becchime e semi. E’ inoltre importantissimo sapere che cibi dare agli animali: evitare sempre il pane e prodotti da forno e ogni genere di alimento che è trattato chimicamente. Nel caso dei carnivori non fornire mai le interiora perché possono contenere antibiotici e altre sostanze chimiche utilizzate negli allevamenti. A questo punto, una volta deciso che tipo d’immagini vogliamo catturare, non ci resta che metterci all’opera per costruire il nostro capanno e le nostre eventuali mangiatoie.

Ma per ora credo di avervi annoiato abbastanza per cui rimandiamo tutto alla prossima puntata

verdoni

Verdoni: La lotta è sempre uno dei momenti più spettacolari da immortalare.

poiana

Poiana : Il ritratto di un animale nel suo habitat se si avvale di un punto di ripresa ottimale e di uno sfondo omogeneo ne guadagna in modo esponenziale permettendoci di immergerci a pieno nella natura.

 Le Fotografie dell’articolo sono di Marco Redaelli

 

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