Fotografia naturalistica: l’etica prima della tecnica

Fotografia naturalistica; l’etica prima della tecnica

Foto di Marco Redaelli

Quando si parla di fotografia naturalistica spesso si generalizza: per molti colui il quale fotografa gli animali è un fotografo naturalista. In realtà non è così. Quello che dovrebbe spingere una persona ad avventurarsi nello straordinario mondo degli animali con la macchina fotografica al collo, è la voglia di immortalarli nel loro vivere quotidiano, per mostrare agli altri un mondo che spesso ignorano. Ma prima di fare questo bisogna essere consapevoli che quando iniziamo questo viaggio ci addentriamo in un universo a noi estraneo, che vive di regole proprie e basate su equilibri molto precari e sottili. Basta davvero un nulla per creare danni enormi.

Marco RedaelliLa prima e più importante delle regole che dobbiamo seguire è questa: noi siamo spettatori invisibili, pubblico non protagonisti. Sembra banale ma vi assicuro che è fondamentale rendersi conto di ciò. Se ci si riesce si è tranquillamente pronti a rinunciare a scattare una foto se per farlo mettiamo a rischio la salute degli animali.

Quando dico queste cose a chi si avvicina per la prima volta alla fotografia naturalistica la domanda che sempre più spesso mi viene posta è : “ma se fotografiamo e basta come possiamo metterli in pericolo?” Purtroppo in tantissimi modi, alcuni esempi: Se ci avviciniamo troppo ad un nido i genitori si spaventano e sentendosi minacciati abbandonano i piccoli al loro destino. Se disturbiamo con la nostra presenza un roost (un dormitorio invernale di rapaci quasi sempre notturni) essi lo abbandoneranno con grandi conseguenze sia sul territorio che per loro stessi che dovranno affrontare un viaggio spesso lungo per trovarne uno nuovo, esponendosi così a tutti i rischi del caso: predatori, maltempo, incidenti, malattie.

Foto di Marco RedaelliLe immagini dell’articolo sono di Marco RedaelliQuesti sono solo due esemp,i tra i tanti che si potrebbero fare, che ci fanno ben capire quanto una semplice leggerezza da parte nostra possa essere terribile nelle sue conseguenze. Per evitare che questo accada basta prendere delle piccole e semplici precauzioni: per prima cosa studiare a fondo l’habitat che vogliamo esplorare; documentarsi quando è possibile o semplicemente osservare stando ai suoi margini. Capire che specie lo abitano nei vari periodi dell’anno è essenziale perché gli animali hanno tutti abitudini e comportamenti differenti tra loro. Più informazioni riusciamo a raccogliere più la nostra esperienza sarà gratificante per noi che riusciremo ad osservare\fotografare gli animali, sia per loro che non verranno spaventati e disturbati. Fatto questo arriva il momento dell’escursione vera e propria. Il mio consiglio è di fare le prime uscite senza macchina fotografica ma armati solo di binocolo.

Foto di Marco RedaelliA tal proposito il nostro abbigliamento deve essere il più possibile mimetico, ricordate sempre che dobbiamo essere visitatori invisibili quindi niente colori sgargianti, telefoni spenti, niente profumo e se ci portiamo del cibo teniamolo ben chiuso in sacchetti di plastica ermetici. Se andiamo in compagnia limitare il più possibile le chiacchiere, parlare sempre a bassa voce. Sono delle piccole regole basiche ma molto importanti. Facciamo ora un passo indietro. Come dicevo è preferibile dedicare le prime uscite alla sola osservazione. Il metodo che da i risultati migliori è fermarsi in un punto non in piena vista, sotto ad un grosso albero o dietro a un cespuglio, stando seduti immobili e in silenzio e osservare, basteranno 20 minuti e sentiremo e vedremo molti animali, annotiamo su un blocchetto i nostri avvistamenti, l’ora e il luogo preciso dove siamo e ripetiamo questa operazione spostandoci magari di 1 km alla volta. E’ molto utile portare con se anche un piccolo registratore tascabile per catturare i suoni che non conosciamo, e una volta giunti a casa capire che animali li emettono. Ripetiamo questa operazione per 3 o 4 giorni magari a orari diversificati e avremo così un quadro ben chiaro della fauna presente e potremo in questo modo prepararci al meglio per fotografare.

Foto di Marco Redaelli

Capisco che a molte persone tutto questo possa sembrare un’inutile perdita di tempo, ma se a spingervi non è solo la voglia di mostrare le vostre fotografie agli amici sui social network, ma il piacere di far vedere alla gente le bellezze del mondo che ci circonda allora questo è il modo migliore per farlo. Perché solo così riusciremo a immortalare la natura nella sua vera essenza.

Foto di Marco RedaelliE’ una questione di etica e di approccio. Fotografare un animale libero, nel suo ambiente naturale vuol dire immergersi in un mondo a noi del tutto estraneo, entrare in simbiosi con la vera essenza della natura mettere per una volta il bene comune al di sopra delle nostre esigenze, perché la fotografia naturalistica richiede sforzi e sacrifici. Si cammina tanto con molto peso sulle spalle, si sta al gelo o al caldo torrido per tante ore in posti spesso poco agibili, ci si sveglia presto al mattino spesso ben prima dell’alba. Quindi se amate le comodità e non avete voglia di fare tutto questo lasciate stare, ma se queste cose non vi spaventano allora scoprirete un mondo meraviglioso che vi regalerà enormi soddisfazioni ed esperienze indimenticabili. La natura chiede tanto perché nel mondo degli animali nulla è semplice, ma vi ricambia statene certi. Esiste ovviamente anche la via breve, quella del cosiddetto ambiente controllato sia esso uno zoo, un recinto o una riserva dove l’uomo interviene pesantemente sulla vita degli animali.

Foto di Marco RedaelliFotografare in questi ambienti è molto più semplice, gli animali hanno perso quasi del tutto il timore atavico verso l’uomo per cui non bisogna appostarsi, mimetizzarsi o altro, basta solo fare click. Ma in questo caso entriamo in un mondo del tutto differente. Le persone che si recano in questi posti sono interessate solo a portare a casa il bottino fotografico col minor sforzo possibile a discapito delle condizioni in cui l’animale vive. Trovo doveroso fare questa precisazione perché troppo spesso si fa confusione tra fotografo naturalista e persona che fotografa gli animali.

Se siete arrivati fino a qua con la lettura nel prossimo episodio parleremo di come costruirci una postazione di scatto , quali particolari ed accorgimenti curare per ottenere delle belle fotografie.

Le Fotografie dell’articolo sono di Marco Redaelli

 

Marco Redaelli

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