“Minimizziamo gli ingredienti ”

La sottrazione nella fotografia


Nell’articolo dedicato alla scelta dello sfondo dei nostri “frames”, abbiamo visto che spesso è molto funzionale una certa omogeneità per non creare confusione e/o disturbi nella lettura dell’immagine. Se si amplifica tale procedura anche ad altri elementi di scena, ossia, se si persegue una vera “sottrazione” accompagnata da un’accurata “selezione” di che cosa resta all’interno del fotogramma, si entra nel campo del “minimalismo”.

Non so se si possa considerare il Minimalismo un genere fotografico; io preferisco considerarlo come un determinato approccio espressivo in cui ogni Autore cerca di mostrare il mondo che ci circonda utilizzando il minimo ritenuto indispensabile. Si tratta di un aspetto molto affascinante e creativo, proprio perché se ben calibrato permette di raccontare “molto” con “poco”, ossia di amplificare la percezione dello spazio portandola dal mero piano descrittivo di ciò che si vede in una foto, al piano mentale espandendo la percezione della realtà.

Si tratta di un “mondo”, il Minimal, contestualmente di nicchia ma espressivamente molto trasversale che, come mostrato dagli esempi seguenti, può abbracciare qualunque genere fotografico e tipo di soggetto.

Immagine1Immagine 1 – Marco “Fetch” Lano – 2010

Nella Foto dell’immagine 1 ho scelto volutamente di forzare un netto sbilanciamento della composizione per amplificare sul piano visivo lo spazio aereo, ma contemporaneamente spingere l’osservatore a ricostruire ed immaginare l’andamento delle colline sottostanti sul proprio piano mentale. La netta separazione tra le bande cromatiche presenti ed il soggetto in silhouette facilitano la schematizzazione grafica dell’immagine, ossia favoriscono la “sottrazione”.

Anche nell’Immagine 2, ad opera di Thaworndee Tong, il processo creativo è molto simile, ossia con un grosso sbilanciamento tra le porzioni a densità tonale differente; in questo caso l’uso della monocromia enfatizza ulteriormente lo spazio aereo che sovrasta i filari degli alberi e la presenza dell’acqua in basso, tonalmente analoga al cielo, determina un’amplificazione dello spazio non in senso verticale (come nell’Immagine 1) ma bensì in senso orizzontale.

Immagine2Immagine 2 – Thaworndee Tong – Gallery luglio 2014

Per ottenere quindi una buona immagine minimalista è quindi necessaria una certa esperienza ed un buon l’allenamento dell’occhio nel riconoscere potenziali soggetti idonei; il resto è un gioco di proporzioni e, come anticipato, di selezione in merito a cosa entra o resta fuori dall’inquadratura, il tutto in relazione alla giusta lunghezza focale. Facile no?!

Le immagini 3 e 4 indicano che non sempre per una foto di questo tipo è necessario uno sfondo neutro, o comunque poco articolato. Lo sfondo infatti può diventare protagonista assoluto dell’immagine (senza altri elementi presenti in scena) come per l’Immagine 3 di Mirella Prandi, oppure un valido supporto narrativo come nell’Immagine 4 di Zri Marco Conti, nella quale il gioco delle proporzioni ed una illuminazione diffusa hanno permesso di ottenere una bella immagine minimalista.

Immagine3Immagine 3 – Mirella Prandi – Gallery Settembre 2014

Immagine4Immagine 4 – Zri Marco Conti – Gallery Settembre 2014

Nelle Immagini 5 e 6 rispettivamente di Marco Redaelli e di Laura Barchi, il medesimo approccio di sottrarre tutto tranne il soggetto dell’immagine rendendolo quindi assoluto protagonista della lettura, ottiene risultati espressivi molti differenti; nel primo caso il lettore resta affascinato dalla prorompente vitalità dello spettacolo colorato della natura. Lo sguardo fiero del soggetto verso la fotocamera blocca l’attenzione quasi intimidendo il lettore. Nell’immagine di Laura Barchi, invece, le gradazioni tonali progressive e la natura stessa del soggetto determinano un sommesso velo d’’intimo silenzio e di riflessione.

Immagine5Immagine 5 – Marco Redaelli – Gallery Luglio 2014

Immagine6Immagine 6 – Laura Barchi – Gallery Giugno 2014

Anche il ritratto, che si tratti di lavoro in studio o ambientato all’esterno (ma anche di istantanea rubata) può assumere espressione di minimalismo grazie alla sottrazione degli elementi di scena. La bella Immagine 7 ad opera di Saturas Muhammad, ci proietta direttamente nell’anima del soggetto, togliendo qualsiasi riferimento relativo allo spazio circostante, se non l’informazione in merito alla sorgente della luce ed alla sua interferenza con l’elemento che la lascia parzialmente filtrare. In questo caso al silenzio si aggiunge un senso di imbarazzata ammirazione per lo sguardo così intenso e pervasivo del soggetto che fissa la fotocamera e quindi l’osservatore.

Immagine7Immagine 7 – Saturas Muhammad – Gallery Luglio 2014

La relazione visiva e formale tra l’opera dell’uomo ed il cielo resta uno dei viatici principali per ottenere immagini dal sapore minimalista, soprattuto quando in modo naturale (Figura 9) o ricorrendo all’utilizzo della monocromia, si ottengono limitate tonalità, operando quindi ad una sottrazione cromatica che si somma alla selezione dei pochi soggetti che entrano in scena. L’immagine 8, Autore Pino di Giacomo, permette nuovamente al lettore di costruire soggettivamente la parte mancante dell’immagine partendo da una “matrice” minimal geometricamente articolata e perfettamente codificabile. Nel caso dell’Immagine 9 di Stefano Assisi, il punto di vista molto soggettivo determina la trasposizione e la compressione in due dimensioni di un elemento solitamente osservato da un punto di lettura ortogonale, creando quindi un gioco geometrico originale pur mantenendo il perfetto riconoscimento del soggetto. Anche in questo caso lo sfondo è funzionale ad una percezione intima della scena, come se l’osservatore fosse l’unico privilegiato a poter giovare della veduta.

Immagine8Immagine 8 – Pino di Giacomo – Gallery Luglio 2014

Immagine9Immagine 9 – Stefano Assisi – Gallery Giugno 2014

In molti casi, la sottrazione degli elementi è parallela alla ricerca di un’interpretazione “trasversale” rispetto alla consuetudine, approccio che può portare ad immagini contestualmente minimal e metafisiche, come nel caso delle bella costruzione visiva di Antonio E. Ojeda (Immagine 10) in cui l’elemento architettonico viene ricondotto all’astrazione e l’inserimento di una figura umana in silhouette conferisce proporzione all’insieme ma anche un senso di distaccamento dai canoni realistici terreni, quasi a simulare un mondo parallelo al nostro.

Immagine10Immagine 10 – Antonio E. Ojeda – Gallery Settembre 2014

Continuando sul percorso della sintesi e della selezione, ogni Autore può spingersi ancora più lontano dai canoni percettivi abituali, costruendo ambientazioni surreali come nel caso dell’Immagine 11 di Miladh Safabakhsh, o decisamente astratte come riportato nell’Immagine 12 di Antonella de Angelis, due esempi davvero vincenti di come, con percorsi paralleli si può giungere a risultati visivamente affascinanti e piacevoli ma molto diversi tra loro.

Immagine11Immagine 11 – Miladh Safabakhsh – Gallery Luglio 2014

Immagine12Immagine 12 – Antonella de Angelis – Gallery Luglio 2014

La sottrazione e la selezione di quanto ci offre il mondo che ci circonda è un percorso che se spinto all’estremo ci può aprire le porte di un mondo affascinante dal quale possono scaturire stati d’animo e scenari visivi disparati, che spesso affascinano il lettore proprio per l’originalità di quanto siamo riusciti a creare, spesso da soggetti molto comuni o comunque solitamente percepiti sotto altri punti di vista o in associazione con diversi elementi. Ci sono Autori che dedicano la loro “vita” fotografica a tale ricerca, specializzandosi molto ed estrapolando quindi vedute molto alternative e sorprendenti, a volte per la semplicità di lettura altre per quello che comunicano in modo silenzioso e quieto.

L’appassionato di fotografia certamente può sperimentare tale approccio, stimolando occhio e mente come in un gioco ed un esercizio che alla fine, qualunque sia il suo “mondo” fotografico più congeniale, gli permetterà di arricchire il suo bagaglio di esperienza e perché no, portare a casa immagini piacevolmente comunicative, anche durante una semplice passeggiata lungo il mare.

Un saluto a tutti

Immagine13Immagine 13 – Marco “Fecth” Lano – 2011

 

Di Marco “Fetch” Lano

Novembre 2014

 

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