Sandra Požun, In Bianconero.

Foto di Sandra Požun‎Oltre la geometria, oltre la narrazione, un fotografo riesce davvero a fare delle sue immagini materia viva, solo se ha le qualità per permearle di una visione estetica.

Quella personale idea di mondo, quella precisa intenzione morale nell’accostarsi all’osservazione delle cose che, a diferenza del “punto di vista”, nasce nell’universo non già del pensiero, ma piuttosto delle sensibilità.

Si discute spesso di fotografia “reale” o meno.
Il mio punto di vista, e non solo il mio naturalmente, è che la fotografia è impossibilitata, per la sua stessa natura, a esprimere qualcosa che possa essere definito reale.
Sarà sempre un punto d’osservazione, una forma di comprensione tra le mille possibili, un pezzo di un tutt’uno, che la sensibilità del soggetto fotografante, le sue influenze, il suo vissuto, sceglieranno e plasmeranno in una personale sintesi comunicativa.
Determinando infine, quindi, non il vero, ma offrendo un quadro emotivo possibile ma proprio, all’osservatore.

Spesso ci si affida unicamente alla tecnica. Oppure si copia, più o meno consapevolmente, il modo di rappresentare di qualcuno che ha saputo esprimere qualche cosa di efficace. O ancora ci si affida alla forza narrativa intrinseca al soggetto o a una situazione.
E poi si decide magari di “fare un progetto”, di realizzare un minimal, di “esprimere le proprie emozioni”.

Ma se il terreno su cui questo complesso di scelte si innesta è arido, difficilmente tutto ciò potrà portare, da solo, a relizzare immagini davvero buone.

Ho visto molte immagini di Sandra, e dire semplicemente che nel complesso delle sue fotografie si ritrova uno stile, penso sia assolutamente riduttivo…

Foto di Sandra Požun‎C’è un’energia potente nelle sue immagini, che sprigiona un’intendimento del circostante esplosivo, come a lasciare intendere un cuore che batte forte, fortissimo.
Che è incapace di osservare con distacco, ma che pur entrando sempre con tutta la forza emotiva possibile nel contatto con i suoi soggetti, non perde mai quella lucidità ormai istintiva, nel ricondurli alle sue intenzioni espressive.

Geometria e narrazione, così abbiamo cominciato. Elementi forti, nella fotografia di Sandra Pozun, mai lasciati al caso, con pesi tonali e costruzioni formali sempre di grande cura.
Ma che sarebbero certamente freddi e inconsistenti, se non ci fosse quel qualcosa, molto difficile da tradurre con parole, capace di trasmettere insieme poesia e ruvidità, di esprimere al contempo quella natura superiore che è dell’uomo, essere spirituale, e il suo sentire animale, carico di tutti gli elementi primordiali che, in qualche spazio dentro ognuno di noi, ineludibilmente permangono.

Mi piace molto la fotografia di Sandra, e per chi non la conoscesse, consiglio vivamente di accostavisi attraverso non una o due immagini, come purtroppo dobbiamo in questo caso, ma esplorandola a fondo. Con calma e con il tempo giusto. Per scoprire che quella cosa che va oltre geometria e narrazione, quella cosa che si chiama Estetica, dentro le sue immagini c’è.

Francesco Merenda, Novembre 2014. Nella Gabbia Armonica.

 

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