Fotografia naturalistica: il Martin Pescatore sott’acqua

Photo: Marco Redaelli

Il martin pescatore è da sempre uno dei soggetti preferiti dai fotografi naturalisti. Lo è grazie ai suoi splendidi colori e ai numeri funambolici che regala. Come ho raccontato nel mio primo articolo ho un rapporto particolare con questo straordinario animale, un rapporto che nel corso degli anni mi ha portato a fotografarlo praticamente in ogni modo.

L’unica cosa che mi mancava era immortalarlo sott’acqua, così un bel giorno mi sono deciso. In molti mi hanno chiesto che tecnica ho usato per realizzare queste immagini. Rispondere non è semplice perché ogni posto ha una sua storia, una sua particolare morfologia che lo rende unico per cui è molto difficile dare delle indicazioni valide per tutti. Mi limiterò quindi a spiegarvi come ho fatto, premettendo che se poi qualcuno vorrà tentare dovrà adattare il tutto alla location prescelta.

La prima e più importante cosa da dire è che il nostro soggetto deve essere abituato alla nostra presenza, da questo punto di vista io ero tranquillo visto che fotografo in quello stagno da circa 4 anni. Il primo problema che mi sono trovato ad affrontare è stato quello dell’acqua. In uno stagno essa è torbida per cui ho escluso a priori la possibilità di immergere la macchina fotografica.

IMG_7854

Img 785a: Il primo esperimento con un acquarietto in plexiglas, si nota subito come sul lato appaiono evidenti degli sfrisi tipici di questo materiale, inoltre nella parte basse si nota il tronco sul quale poggiava

Quindi l’unica altra possibilità era quella di utilizzare un piccolo acquario. A tal proposito ho dovuto fare vari esperimenti per trovare la misura adatta, alla fine ho deciso per una vasca in vetro della larghezza di circa 50 cm e un altezza di 30 e 25 di profondità con capacità di 30 litri. Sono giunto a questa conclusione perché nonostante le dimensioni piuttosto grandi diminuiscano le probabilità di successo dello scatto al contempo offrono situazioni più varie mentre con una vasca  piccola l’animale avrà meno possibilità di fare evoluzioni e io meno possibilità compositive. E’ importante notare che in questo genere di foto l’unico momento utile per scattare è quello dell’immersione perché quando l’uccello riemerge è sempre “impallato” dalla turbolenza creata dal suo impatto.

Una volta scelta la vasca adatta il problema successivo è il posizionamento della stessa: per poter funzionare a dovere essa andrà posizionato all’interno dello specchio d’acqua o quantomeno sulla riva, operazione questa tutt’altro che facile perché l’acquario pieno d’acqua è decisamente pesante e il fondale è irregolare. Io mi sono arrangiato utilizzando un grosso tronco abbastanza largo da sostenere l’acquario in modo stabile mettendolo poi “in bolla” con l’aiuto di pezzi di corteccia e legnetti.

Posizionato il nostro recipiente dobbiamo riempirlo, sembra una cosa banale ma è invece il problema più grande che ho dovuto affrontare. Trasportare oltre 30 litri di acqua pulita era impensabile inoltre usando un liquido troppo puro si otteneva un effetto artificiale. Al tempo stesso riempirlo con l’acqua dello stagno portava i problemi di nitidezza citati sopra ho così optato per una via di mezzo, circa 10 litri di acqua portati da casa e il resto preso sul posto.

IMG_8326

Img 8326 : il nostro martino incuriosito si posa sulle coperture in spugna messe per oscurare i 3 lati della vasca, con sole diretto si notano molto sfrisi e riflessi.

E’ importante ricordarsi che la vasca deve essere sempre piena fino all’orlo perché se no nella nostra foto si vedrà il bordo di vetro per cui dopo ogni tuffo del martino bisogna rabboccare e asciugare le pareti dell’acquario. Riempito l’acquario e posizionati i pesci al suo interno dobbiamo oscurare 3 lati di esso tenendo libero il lato opposto rispetto al posatoio. Il motivo di questa operazione è semplice da intuire.

L’animale non capisce che si tratta di vetro e vedendo i pesciolini rischia di sbattere sulla parete, noi dobbiamo fare in modo che egli veda solo lo specchio d’acqua dall’alto. Ultima cosa da fare è orientare correttamente l’acquario in modo che sul vetro non ci siano fastidiosi riflessi. A questo punto siamo pronti per collocare e settare la macchina fotografica. Vista la particolare situazione con l’acqua non limpidissima e una vasca piuttosto grande ho deciso di utilizzare un obiettivo grandangolare con scatto remoto. Il motivo è di facile intuizione.

Con queste condizioni serve una certa profondità di campo, almeno 5-6 cm che con un teleobiettivo visti i tempi piuttosto alti che si deve tenere (1\4000 minimo) è davvero difficile da ottenere a meno che di non posizionarlo a grande distanza o usare diaframmi molto chiusi con una conseguente innalzamento degli ISO. I primi tentativi li ho fatti utilizzando un 70\200, ho anche ottenuto una bella foto ma mi è stato chiaro fin da subito che col grandangolo avrei avuto risultati migliori così ho optato per il 16-35 scattando a circa 20 mm con la fotocamera ad una distanza dal vetro di circa 50-60 cm. In ogni caso la scelta dipende anche dal tipo di foto che si vuole ottenere, io cercavo degli scatti ambientati, se invece si vuole qualcosa di più stretto anche un mediotele può andare bene.

Ok ragazzi ora il segreto è svelato, come ho scritto all’inizio se volete cimentarvi con foto di questo genere usate le mie parole come un’indicazione di massima nulla di più. Nel prossimo articolo ci occuperemo ancora del nostro amico martino e vedremo come fotografarlo a filo d’acqua mentre pesca.

Marco Redaelli

 

Photo: Marco Redaelli Photo: Marco Redaelli Photo: Marco Redaelli

  Tutte le Fotografie dell’articolo sono di Marco Redaelli

 

Leggi gli articoli di Marco, dedicati alla fotografia naturalistica

 

Taggato , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi