Fotografia naturalistica: il Martino dinamico.

Foto di Marco Redaelli

Torniamo a parlare di martin pescatore: nel precedente articolo abbiamo visto come fotografarlo sott’acqua. Vediamo ora come ottenere bellissime foto dinamiche del nostro piccolo amico durante la caccia. Sfatiamo subito un mito: chiunque vi dica che fotografa il martino dinamico senza l’aiuto di un contenitore per i pesci vi sta prendendo in giro. Parlo ovviamente di foto ben fatte, col soggetto vicino non di megacrop o cose simili.

Foto di Marco RedaelliPerché dico questo? Il motivo è semplice e chi ha provato a fotografare questo piccolo missile blu lo avrà già intuito. Il martino è velocissimo ed è impossibile sapere con certezza il punto preciso dove si tufferà se non si usa uno stratagemma. In questo genere di fotografie 2 cm più avanti, indietro a destra o sinistra fanno la differenza tra una foto riuscita e una fuori fuoco, capirete anche voi che farlo affidandosi solo al caso è praticamente impossibile.

Giusto per fare un esempio: Usando una fotocamera APSC con una focale di 400 mm a 10 metri di distanza dal soggetto e un diaframma di f8 si hanno meno di 2 cm di PDC, consideriamo che il martino si congela con non meno di 1\2500 dunque tenere un diaframma simile è davvero difficile e capirete subito che farlo senza un aiuto è come vincere al superenalotto!

Fatta questa doverosa premessa, passiamo ora a vedere come realizzare le nostre foto: Ho iniziato a fotografare il martino in modo dinamico circa 3 anni fa dopo che era già un anno che lo osservavo. Mi fu subito chiaro che l’unico modo possibile per ottenere certi scatti era di fare in modo che il nostro piccolo amico pescasse in uno spazio ridotto.

Presi allora una semplice bacinella di plastica di quelle ad uso domestico , la bucai sui lati per far circolare l’acqua e sul fondo dove fissai una corda con un peso in modo che il nostro contenitore non andasse alla deriva.

Foto di Marco Redaelli

la prima vaschetta che ho usato

Questo sistema mi diede dei buoni risultati ma presentava diverse lacune. La prima era il punto di ripresa dall’alto, la seconda era l’invadenza del contenitore che mi obbligava o ad estenuanti lavori in photoshop oppure a una inquadratura che escludesse la vaschetta perciò anche l’acqua.

Per risolvere questi problemi allora feci un’apertura nella protezione anteriore del mio capanno, che mi permise di avere un punto di ripresa a filo d’acqua, e studiai il modo migliore per “nascondere il contenitore con i pesci. Dopo varie prove trovai la cosiddetta quadratura del cerchio. Una piccola vaschetta di plastica trasparente , di quelle ad uso alimentare, con un’asta di metallo fissata al fondo. Questo mi permise di sistemare il contenitore circa 1 cm sotto il livello dell’acqua rendendolo cosi del tutto invisibile nelle fotografie. Ovviamente più il contenitore è piccolo più possibilità ci sono di ottenere buone foto.

Sistemata la vaschetta, bisogna poi occuparsi del posatoio. Teniamo presente che il martino si tuffa anche da altezze vicine ai 5 metri, ma predilige posatoi alti circa 1\1,5 metri dal livello dell’acqua. Per il nostro scopo ho costatato che 1 metro di altezza circa è la misura ideale. Esso va posto  a non più di 10\15 cm di distanza dalla vaschetta in modo che il martino abbia una visione chiara delle prede sotto di lui.

Foto di Marco RedaelliA questo punto non ci resta che scattare: come ho detto all’inizio per congelare il nostro amico in uscita dall’acqua serve almeno un tempo di 1\2500, meglio se si riesce ad arrivare a 1\4000. Inoltre se vogliamo fotografare anche il momento dell’entrata in acqua i tempi si alzano notevolmente, quasi impossibile avere una foto senza micromosso sotto a 1\6400.

Tempi così veloci richiedono un diaframma abbastanza aperto e una velocità ISO elevata. Considerando che la differenza di PDC tra un diaframma f4 e f8 (usando sempre come riferimento i nostri ipotetici 10 metri e 400 mm) è poco più di un cm capirete da soli che vale la pena favorire la qualità dell’immagine abbassando gli ISO e aprendo il diaframma piuttosto che il contrario. Quando esponete, tenete sempre presente che gli schizzi d’acqua sollevati nell’impatto diventano una superfice riflettente quindi onde evitare di ”bruciarli” è bene sottoesporre circa 2\3 di stop.

Una volta settati questi parametri dobbiamo occuparci della messa a fuoco.  Facendo sempre riferimento alla bassissima PDC e tenendo presente che quando l’animale esce dall’acqua porta con sé schizzi di essa ai suoi lati si capisce subito che anche l’autofocus più evoluto in una situazione simile sbaglia, a questo si deve aggiungere la velocità del soggetto. Per avere dei risultati bisogna far partire la raffica nel momento esatto in cui l’uccello si stacca dal posatoio.

La velocità del Martino

 

Ho personalmente cronometrato che da questo momento (posatoio alto circa 1 metro) a quando esce dall’acqua passa circa 1\1,5 secondi quindi abbiamo pochissimo tempo a nostra disposizione per scattare. Quindi se aspettiamo l’impatto, perdiamo quasi certamente il momento. La soluzione migliore è quella di usare il fuoco manuale ipotizzando un’entrata nell’acqua al centro della vasca. Bene a questo punto non vi resta altro che fotografare.

Marco Redaelli 

 

Foto di Marco RedaelliFoto di Marco Redaelli

  Tutte le Fotografie dell’articolo sono di Marco Redaelli

 

Leggi gli articoli di Marco, dedicati alla fotografia naturalistica, nella Gabbia Armonica.

 

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