Mario Steigerwald. Nell’Angolo Di Paola Palmaroli

Mi ha colpito la riflessione dell’autore di questa splendida immagine… “Questa fotografia per me, è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, da un lato del significato di un fatto e, dall’altro, della rigorosa organizzazione delle forme percepite visivamente che esprimono questo fatto. Ma, al momento di fotografare ciò non può che essere intuitivo, perché si tratta di momenti fugaci dove le relazioni fra fatti e percezione visiva degli stessi sono in movimento…”

Foto di Mario Steigerwald

Due figure umane stanno per uscire di scena, camminando l’una accanto all’altra. La prima figura a sinsitra è vestita di nero l’altra indossa un impermeabile bianco. Lo spazio intorno è vuoto ed una luce opaca illumina il loro percorso come se un regista stesse illuminando la scena dall’alto e volesse mostrare quanto siano importanti le forme percepite, la posizione dei corpi ed il loro movimento e, quanto lo spazio intorno ci porti ad attribuir loro un significato ben preciso. Succede che nella vita di tutti giorni improvvisamente la quotidianità venga scomposta in tutti i suoi elementi e ci mostri l’unica unità di misura capace di dare un senso all’accaduto, che sia positivo o negativo, drammatico o gioiso: questa unità di misura è il tempo.

L’autore di tale immagine ha scolpito nello spazio il tempo, attraverso un cammino condiviso che ha lasciato tracce di luce dietro di sé mentre le due figure umane lo proseguono, pronte ad uscire di scena di lì a poco. Possimo immaginare il passato, vedere la luce del presente e guardare oltre, immaginare il futuro, percepito come continuazione di quel cammino. La dualità espressa dal loro abbigliamento non si avverte come fosse una separazione di intenti o di mete da raggiungere, al contrario si fonde nel parallelismo che suggeriscono. Siamo incuriositi da quello che lasciano dietro di loro come pure da quello che troveranno oltre il confine che entrambi supereranno di lì a poco.

Un futuro che a noi rimarrà sconosciuto non solo per il taglio fotografico e la prospettiva scelta dall’autore di questo scatto ma perchè oltre ad immaginarlo il futuro non si può scorgere, solo sognare o progettare. Quando la diversità è avvertita come una ricchezza, quando poli opposti pur seguendo due vie parallele che non si incontreranno mai si dirigono verso la stessa meta, quando la fede non è solo un’armatura od una maschera, quando la diversità si trasforma in un confronto e non in uno scontro tra civiltà o tra individualità dominanti, allora e solo allora si prova l’armonia di forme e di spazi che la natura umana in tutte le lingue del mondo ama definire : ” rispetto” ed il tempo conduce per mano.

Questo scatto mi ha fatto riflettere su tutti i significati attribuiti al concetto di tolleranza che sopravvive a stento al tempo presente, snaturato da chiacchiere e trasformato in un marchio infuocato da eventi drammatici, simile a mulinelli di polvere che vorticano sull’onda dell’emozione. La fotografia riesce anche a farci immaginare quello che non mostra, l’autore sceglie per istinto cosa conta per lui farci vedere, guardare in un dato istante permettendoci di cogliere il nesso tra forma e spazio. Le idee nascono da questa relazione intima, vengono sublimate ed elaborate da visioni, dall’esperienza. Pensieri in grado di camminare uno accanto all’altro.

Mario Steigerwald riesce sempre a descrivere in ogni sua fotografia il tocco delicato che le forme imprimono sulla nostra mente. Le sue fotografie non si fondono con il tempo, lo conquistano, ci prendeno per mano per elaborare percorsi cognitivi diversi, emozioni, semplici esperienze da registrare che stimolano la nostra memoria. L’essenza formale di questo scatto va oltre i confini che ha scelto di determinare attraverso il taglio che ammiriamo. Quando la conoscenza e l’istinto si alleano allora si supera ogni differenza, si vince il caos.

La comprensione umana, la vita stessa è un universo che accetta di essere attraversato in tutti i sensi possibili, toccato, sfiorato, fotografato, Mario Steigerwald è in grado di rendere emozionante la ragione umana, i sensi che usiamo quotidianamente, il pensiero e l’immaginazione, sa toccare le corde più intime della nostra natura, della nostra essenza usando la grafia della luce, descrivendo le forme mentre evolvono e mutano, dando un nuovo senso al tempo che scorre velocissimo e metabolizza le superfici significanti impresse negli scatti! Bellissima ricerca la sua, non solo formale, grazie Mario!

PP

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