Laura Giancaterina. Nell’Angolo Di Paola Palmaroli

Chi vuol fare fotografia dovrebbe essere interessato a conoscere i grandi autori del passato e le diverse scuole che si sono formate nel tempo come pure dobrebbe conoscere gli autori contemporanei. Bisogna imparare a leggere la fotografia così come si impara a leggere un testo scritto. Si potrà poi capire cosa voleva dire chi ha scattato la foto che stiamo guardando, quel’è il messaggio che voleva dare. Per comunicare con la fotografia, se questa è una forma di espressione, si può prescindere da quanto fatto in precedenza?

Foto di Laura Giancaterina

La fotografia, come altre arti visuali, ha avuto un suo inizio e da quel momento ha cominciato un percorso evolutivo. Per fare un esempio possiamo affermare che anche la pittura ha avuto un suo inizio, diciamo nelle grotte di Lascaux circa 17.000 anni fa ed oggigiorno anche un profano sa distinguere le differenze tra un dipinto di qualche secolo fa e un dipinto contemporaneo, senza spingerci al confronto con i dipinti delle grotte dei primitivi.

Lo stesso vale per la fotografia. Non si è evoluto solo il mezzo tecnico usato per realizzare le immagini ma anche il linguaggio, la scelta del soggetto finalizzato al comunicare, lo stile usato nella raffigurazione e molto altro ancora. E’ un percorso che è cominciato nel 1826, data della prima fotografia giunta fino ai nostri giorni, e che continua ancora oggi. Il passato lo dobbiamo conoscere; il nostro sforzo poi ci spingerà ad andare oltre i risultati già conseguiti in precedenza, e lo si potrà fare con la creatività e la fantasia che abbiamo a disposizione.

Ma i fotografi sono consapevoli di questo percorso? A volte no, ma l’importante è che lo si faccia. Nell’ultimo secolo ciascuno di noi nella vita quotidiana vede un numero di immagini enormemente superiore a quello dei secoli precedenti e per questo cresciamo quasi narcotizzati nei confronti delle immagini, le vediamo ma non siamo capaci di guardarle pechè sono troppe.. Analizzare le immagini, cercare di scoprire perché è stata scelta un’inquadratura, un punto di vista, una tonalità di grigio o di colore, perchè è stato scelto di includere nella perimetrazione un particolare risulta interessante quanto stimolante. Le teorie, (quella del colore, della Gestalt, della percezione, della composizione e altre) ci possono aiutare nell’analisi ma la visione non sarà gradevole e la comunicazione non sarà efficace esclusivamente perchè le regole sono state rispettate. Soltanto dopo un costante lavoro di apprendimento saremo capaci di guardare le immagini neutralizzando la droga che ci consente solo di vederle.

È il piacere della visione che ci appaga e l’immagine proposta da Laura Giancaterina ci rende felici per tanti motivi, uno fra tutti, incontriamo lo sguardo di diverse bambine come se stessimo per parlar loro e loro con noi. Quest’immagine emoziona, si fa ammirare, si fa bere con gli occhi, si cerca di capire per quale motivo sia possibile rimanere estasiati da tale visione e quello che ci viene in mente è: ” perchè è bella”. Le emozioni più intense donano una capacità di sintesi straordinaria nel descriverle, l’autrice qui ha superato il confine tra emozione e tecnica fotografica per parlarci di altro, di un futuro che è negli occhi di ognuna di queste bambine.

Immagine di grande spessore, di grande intensità ed emozionalmente ricca di tutti quei fattori che ci avvincono alla visione stessa con il desiderio di non lasciarla andar via. La memoria custodirà tale tesoro per sempre, il bianco e nero lo renderà ancora più prezioso!

Grazie all’autrice!

PP

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