Carlo Antonio Atzori‎. Nell’Angolo Di Paola Palmaroli

Foto di Carlo Antonio Atzori‎Mani che si incontrano, dita che si toccano e si parlano senza aver bisogno d’altro che di usare la pelle per trasmettersi a vicenda calore, amore, protezione. Mani che non sono frettolose, inquiete o turbate. Giunge da questa immagine un’eco lontana che ricorda il profumo di un tocco affettuoso, di un ‘odore che solo la complicità emette, mani capaci di custodire e di raccontare, dita che premono delicatamente sulla pelle usurata dal tempo, che sfiorano le rughe di un volto, o quelle delle mani. Dalle dita che l’autore di questa fotografa ha amorevolmente catturato nulla sfugge, da quelle dita che si incontrano e si scambiano vissuti così lontani e così vicini si sta tessendo la trama di un tempo che trattiene ciò che solitamente sconvolge e trapassa il cuore, ovvero, la consapevolezza della finitezza umana, non la nostra ma di coloro che amiamo.

Spesso la vita è stata paragonata alla sabbia che sfugge ovunque attraverso le dita e fa trasalire l’improvvisa ricerca di quel che resta di una stretta amorevole. Cercare conforto da quella sensazione appagante che tutto invade, sentire la vita scorrere sotto la pelle, nelle vene, sentire la fragilità di quell’involucro sottile, è disarmante e rassicurante allo stesso tempo. Pensate a come ci salutiamo quando incontriamo dopo una lunga attesa chi non ha mai smesso di aspettarci. Abbracciamo tutto il suo corpo e poi tocchiamo con le mani il volto, alla fine ci soffermiamo a stringere nel nostro palmo le sue dita per sancire la nostra appartenenza a quell’essere, per dirgli che è sempre stato dentro la nostra pelle. Continuate a riflettere e ricordate quale è l’ultimo saluto che diamo a chi ci lascia per affrontare un viaggio senza ritorno. Tocchiamo le sue mani con le nostre, oppure il volto, ma sempre e solo le mani sono protagonsite assolute di quei sentimenti.

Ciò che descrive il linguaggio profondo dei gesti è simile ad una danza, fa trasalire, incanta, commuove, non lascia quasi mai insensibili. Le mani raramente tradiscono, non gli diamo troppo peso a come le usiamo, non le controlliamo come lo sguardo o la voce, pensiamo che nessuno ce le guardi, invece hanno voce, hanno infinite sfumature come il colore degli occhi, effondono un muto parlare dei sensi. Senza bocca e senz’occhi avremmo le mani pronte ad aiutarci per raccontarci e chiedere ciò di cui abbiamo bisogno. Le mani sono come certi specchi senza immagine, un fremito d’amore che non conosce parole. In questa immagine noi sappiamo ciò che le dita pensano, non sono che un muto sospiro, una promessa mantenuta, un sussurro. ” Dammi le tue mani e fa che il mio cuore prenda la sua forma e traccia il mondo con le dita. Per un attimo almeno, dammi le tue mani e fai in modo che la mia anima vi s’addormenti”.

Generazioni non a confronto ma che si fondono l’una nell’altra in quel tocco così delicato che vince l’abisso di una nostalgia che è presente fin dalla nascita, fin dal momento in cui si è genitori o figli. Quando si comprende che non esiste altro confine se non quello dettato dall’assenza di comunicazione sensoriale, di un contatto come quello esercitato dalle mani, si supera qualsiasi abisso, le parole svaniscono, le immagini sbiadiscono, ma il tatto quello la memoria lo conserva sempre. Rammentare ciò che suscita a volte è così lancinante da togliere il fiato nel bene come nel male.

Bellissima visione Carlo Antonio Atzori, ognuno la vivrà e la leggerà sencondo la propria esperienza e sensibilità, di certo so solo che di fronte a quel tocco così vero, così intenso, così profondo e puro rinascerà il desiderio di quel tocco, di riceverlo come di donarlo! Grazie per questo prezioso scatto, una concentrazione di emozioni indimenticabile!

PP

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