Chin State. Incontri. Di Silvia Pasqual


Di Silvia Pasqual

 

Chin State. Regione birmana, ai confini con India e Bangladesh, per molti anni chiusa al turismo, a causa degli scontri tra le minoranze etniche che la popolano e la dittatura militare che per anni ha governato la Birmania. 

Durante il nostro viaggio abbiamo visitato molti villaggi di montagna, che abbiamo raggiunto a piedi e abbiamo potuto rimanere a contatto per molte ore con queste persone. Tibeto-birmani, di religione cristiana e animista, i Chin parlano una lingua diversa da quella ufficiale birmana.

Vivono in piccole case di bambù, senza corrente e acqua potabile, ma la forte tempra ha permesso a molti di loro di sopravvivere e diventare anche molto anziani. Questi luoghi sono conosciuti anche per i  volti delle donne. Nell’antichità le donne Chin erano considerate molto belle e, per questo, erano ambite dagli uomini di altre tribù vicine.

Si decise di applicare dei dolorosi tatuaggi nei loro volti durante l’adolescenza, al fine di renderle meno appetibili. Questa tradizione è durata a lungo ed è poi diventata un segno di riconoscimento del gruppo etnico. E’ terminata negli anni ’70 circa.
Sono rimasta davvero colpita da questi luoghi, si respirano atmosfere lontane e antiche.

S.P.

 



Una nota di Francesco Merenda

 

“Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinnanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in strada a gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in viaggio al più presto.”
(Hermann Melville)

Il viaggio ha un ruolo del tutto speciale e unico nell’esperienza umana. Forse perché riesce a ricomporre, in uno, bisogni fondamentali e diversi: quello di conoscere e quello di sognare. Quello di allontanarsi dal dolore e dalla fatica, o magari di espandere il proprio essere, tutto intero, in una dimensione in qualche modo più universale…

Silvia Pasqual

Diventare, per un attimo o per lunghi periodi poco conta, cittadini del modo, confusi e rapiti dal diverso non ordinario, diventare parte di mondi che ci affascinano perché lontani, se non incomprensibili. Un’esperienza che poco o tanto ognuno ha vissuto, almeno una volta nella vita. E che ognuno, poco o tanto, non potrebbe che qualificare come arricchimento, come completamento importante dell’esistenza terrena.

Viaggio come scoperta del mondo, ma anche come tentativo di scoprire qualcosa di se stessi, di comprendere attraverso nuova luce quello che è più vicino, che è più normale e (solo apparentemente) ovvio. Non a caso ho scelto le parole di Melville, che con il suo capolavoro letterario ha saputo scrivere una delle più grandi metafore di sempre, che proprio di questo “doppio viaggio” è espressione vivida, appassionata e appassionante.

E il viaggio è anche incontro con l’uomo. Quell’uomo he incredibilmente nemmeno vediamo quasi più, quando ci è intorno nelle nostre piazze e nelle nostre città. Ma che, forse perché i sensi sono più desti, forse perché nella dimensione di sogno richiamata sopra ci caliamo, di colpo ritorna vivo a stimolare il nostro bisogno di confrontarci, di sapere, di dividere almeno un pezzetto del nostro cammino. Nel tentativo spesso vano di conoscerlo e, con lui, comprendere noi stessi.

Ed è proprio questa la sottolineatura più evidente nella fotografia di Silvia: i luoghi che si rappresentano attraverso l’uomo. E, ancora di più, nello sguardo che l’uomo le rivolge, come a cercare di trovare in quell’incrocio, dentro quegli occhi, tutte le risposte a quelle domande che da sempre portiamo dentro, a quegli interrogativi eterni che hanno prodotto amore e guerra, bisogno insaziabile di esplorazione e di ricerca, lotta, continua, inarrestabile.

Volti, credo, come tentativo di trovarlo, l’uomo.



La Gabbia Armonica, Gennaio 2017

 

 

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Una risposta a Chin State. Incontri. Di Silvia Pasqual

  1. Paola Pancaldi dice:

    Bellissime fotografie. Silvia, come ho già scritto altre volte, sa cogliere l’anima attraverso gli sguardi, dimostrando nello stesso tempo capacità tecnica e grande sensibilità

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