Dialogo e struttura. Nell’Officina Di Marco “Fetch”

Foto: Yasuo Hirano

Tra gli strumenti che i fotografi utilizzano per conferire un “ordine” agli elementi di scena, il pattern è certamente uno dei più utilizzati. Spesso è la stessa reiterazione di soggetti geometrici in un campo visivo ad avere il rango di soggetto principale, come nella rigorosa foto architettonica di Giuseppe Cristofalo; in questo caso il pattern dei capitelli e dei pilastri giuda l’intera scena.

Foto: Giuseppe Cristofalo

Bisogna quindi immaginare il “pattern” come una struttura più o meno ordinata sulla quale si appoggia il racconto fotografico. E’ quindi una base solida in grado di catturare l’attenzione del lettore e con la quale il fotografo può giocarsi molte carte per riuscire a sorprenderlo.

Come nel caso di Massimo Alloi, ad esempio, in cui la ripetizione di una geometria molto definita e di grande peso tonale fa da contraltare alla dolcezza del bambino.

Foto: Massimo Alloi

Ordine e rigore geometrico sono certamente punti di spicco per un pattern ben definito su cui giocare con un soggetto che stacchi in modo deciso; la foto di Fabio di Stefano, ad esempio si pregia di un doppio soggetto (la figura umana e la sua ombra) che spicca dalla monotona base.

Foto: Fabio Di Stefano

La geometria di un pattern molto affascinante ed esotica come nella bellissima inquadratura di Ferdinando Geremicca, viene valorizzata da due sfuggenti figure in movimento in un classico della foto di viaggio – reportage realizzato con ottima tecnica ed un gusto piacevole.

Foto: Ferdinando Geremicca

Ma la struttura può essere anche non perfettamente ordinata, bensì essere costruita da linee e curve non allineate sullo stesso piano focale e non tutte nitide; quasi una paradossale “anisotropia ordinata” come nella poetica immagine di Yasuo Hirano (la copertina dell’articolo), in cui il gioco cromatico tra “pattern” e foglie è superlativo.

L’elegante costruzione di Caterina Bruzzone ci porta infine ad osservare come una serie caotica di tracce sulla sabbia possa essa stessa rappresentare una struttura molto valida per un racconto, completato dalla presenza di due tra gli artefici del pattern rappresentato.

Foto: Caterina Bruzzone

Saper riconoscere ed interpretare correttamente un pattern è certamente una della basi del fotografo creativo. Uno strumento di quelli essenziali che ognuno deve prima o poi inserire nei propri automatismi quando si sceglie un racconto.

Fetch


Le Immagini sono di  Yasuo Hirano, Giuseppe Cristofalo, Massimo Alloi,
Fabio Di Stefano, Ferdinando Geremicca, Caterina Bruzzone 


 

La Gabbia Armonica, Febbraio 2017

 

 

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4 risposte a Dialogo e struttura. Nell’Officina Di Marco “Fetch”

  1. Maddalena Sebellin dice:

    Sempre utile seguirti Marco…grazie 🙂
    Molto belli gli esempi e vari (Y)

  2. Max Alloi dice:

    Grazie Marco!!!

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