How many “streets” in the cage? Nell’Officina Di Marco “Fetch”

Foto di Lino Rusciano

E’ indubbio che sulla Gabbia Armonica ruotino fotografie inerenti temi e soggetti tra i più disparati: paesaggio, ritrattistica, architettura, paesaggio urbano, concettuale, tanto per fare degli esempi.

Questa settimana ho deciso di cercare tra le tante foto postate quelle che appartengono al fantomatico mondo della “Street Photography”.

Foto di Antonio E. Ojeda

A questo punto apro e chiudo subito una parentesi. Non voglio scatenare una discussione su cosa per ognuno di noi è “street” o non lo è. Sarebbe una cosa fine a se stessa è poco produttiva.

La “Street Photography” ha alcuni connotati ben  precisi (e per me imprescindibili) e migliaia di sfumature che la rendono a volte sfuggente. E’ nata ne prima che fosse essa stessa definita tale (basti pensare alle fotografie scattate da W. Evans di straforo nella metropolitana di NY negli anni ’30 del secolo scorso!!).

Di certo la S.P. è uno tra i generi più in voga da un po di anni a questa parte e devo ammettere che anni fa aveva catturato anche me. E’ interessante notare però la scarsità di immagini marcatamente “Street” nella Gabbia Armonica; la cosa sembrerebbe un paradosso tenuto conto della sua grande diffusione. La spiegazione è a mio parere semplice, essendo la S.P. (quella di qualità intendo) un genere tuttora di “nicchia”. Gli stessi autori tendono a frequentare e confrontarsi in “gruppi” o siti specializzati.

Foto di Luca Pasqualini

Sta di fatto che noi nella Gabbia ci pregiamo di ospitare alcuni fotografi che (IMHO) rientrano a pieno titolo tra gli esempi più virtuosi. E’ il caso di Lino Rusciano e delle sue sagaci ed originali storie di strada; una strada vista con creatività, sensibilità, buon gusto ed inquadrature che spesso esaltano la ripresa grandangolare da POV tipici della SP moderna.

Antonio E. Ojeda da anni ci mostra uno stile molto personale nel rappresentare l’ambiente urbano, con una osmosi tra la fotografia di strada e l’architettura urbana; due concetti che spesso si sfiorano nelle sue fotografie e che rappresentano un punto d’incontro molto complesso e difficile da far rendere bene.

Ma come si fa a fare una foto “Street”? Quale approccio si deve usare?

C’è chi afferma che le migliori storie sono quelle che si sviluppano entro 500 m dalla propria abitazione cittadina.

Foto di Gianni Boradori

In un certo senso questa accezione può essere vera. Basta avere la sensibilità, l’occhio, la prontezza di afferrare le migliaia di paradossi, contraddizioni, sorprese, ironie che ci propone ogni giorno l’ambiente circostante. certo ci sono alcuni connotati che “in generale” vanno rispettati.

A volte basta un punto di vista differente, come nella foto di Luca Pasqualini.

Altre saper cogliere un paradosso visivo nato dalla combinazione di due elementi completamente differenti, ma in quel preciso momento, perfettamente dialoganti tra loro (foto di Gianni Boradori).

Ecco. Alla fine, forse, la S.P. è basata sulle migliaia di “dialoghi” che si possono riconoscere appena usciti dalla porta di casa nostra. Basta saperli vedere!

Fetch


Le Immagini sono di  Lino Rusciano, Antonio E. Ojeda
Luca Pasqualini e Gianni Boradori


 

La Gabbia Armonica, Febbraio 2017

 

 

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