Sentieri Luminosi. Nell’Officina Di Marco “Fetch”

Foto di Eleonora Bruscolini

Chi non ha mai salutato un collega, amico od occasionale compagno di fotografia con la frase “buona luce”? Di fatto, la luce (lo dice anche la parola Fotografia) è l’elemento più importante di tutti.

Sulla Gabbia Armonica parliamo nuovamente di luce, ma non in senso didattico classico, bensì (come spesso accade nell’officina) soffermandoci sulle immagini che ho scelto. Fotografie che a mio parere funzionano e che si reggono molto bene sulla “luce” che le caratterizza.

Foto di Silvio Silvietto

Partiamo con la foto di Silvio Silvietto. L’origine della luce è in scena, l’esposizione è ottima e l’immagine mostra un soggetto vintage molto bello, ripreso con un angolo ed un’altezza giusti per descriverne i caratteri stilistici del soggetto e per contribuire (assieme alla parte sinistra del fotogramma) alla definizione di linee di forza prospettiche.

Decisamente meno delicata e con connotati forza e geometria molto netti, la foto di Stefano Marcolla (che vediamo in chiusura di articolo) deve il suo impatto visivo alla posizione della sorgente luminosa rispetto al soggetto. Tenuto conto dell’angolo delle ombre, non si tratta di un sole di primissimo mattino e quindi l’immagine è un ottimo esempio di come riuscire in ogni caso a sfruttare perfettamente la luce, ricercando la giusta interazione con gli elementi di scena.

Il ritratto di Eleonora Bruscolini (che apre l’articolo), molto delicato nei toni e nella doppia sorgente luminosa utilizzata, ci offre per contraltare un buon accenno di tensione dinamica per la posizione del braccio sinistro della modella ed il suo sguardo che esce dalla scena. Immagine “sospesa” quanto la transizione tra le cromie calde e fredde che si osserva in più punti del fotogramma.

Foto di Adele Caracausi

Restando nel caso di due fonti luminose, ma questa volta di intensità decisamente differenti, l’ora blu di Adele Caracausi ci mostra una scena tipicamente di stampo architettonico alla quale è stata aggiunta una componente di “rottura” costituita dalla sagoma del soggetto umano. Basta questo particolare per trasformare totalmente il “mood” descrittivo e statico della scena, rendendolo velato di mistero. Di questa fotografia mi piace tantissimo il piccolo contributo dato dalla sorgente luminosa secondaria (per intensità), ossia il cielo; provate ad immaginarla totalmente al buio per capire quanto perderebbe in “atmosfera” e come cambierebbe la contestualizzazione della storia raccontata.

Abbiamo quindi visto 4 esempi molto buoni di come si può utilizzare una (o più) sorgente luminosa di intensità medio-basse a supporto di immagini le quali, oltre all’atmosfera che ne deriva, mantengono un’ottima descrizione dei particolari utili alla narrazione.

Presto torneremo sull’argomento, ma questa volta analizzando scatti effettuati con luci molto forti. E vedremo i risultati

Fetch


Le Immagini sono di  Adele Caracausi, Eleonora Bruscolini,
Silvio Silvietto e Stefano Marcolla.


Foto di Stefano Marcolla

La Gabbia Armonica, Aprile 2017

 

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