David LaChapelle a Venezia – Di Michela Checchetto

LaChapelle: kitsch & cheap?

“David LaChapelle: LOST + FOUND” – Casa dei Tre Oci, Venezia – 2017

 David LaChapelle a Venezia - Nella Gabbia Armonica - Locandina

 

Devo ammettere che ho approcciato questa mostra con una certa diffidenza.

L’autore non è mai stato tra i miei prediletti forse perché lontano dal mio personale gusto fotografico… o almeno così credevo. L’occasione però era indubbiamente irrinunciabile. Infatti la mostra che si è appena conclusa alla Casa dei Tre Oci di Venezia, curata da Reiner Opoku e Denis Curti e organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, è stata una delle più grandi esposizioni monografiche dedicate a LaChapelle.

Le opere esposte hanno ripercorso le tappe della carriera dell’artista statunitense e tra esse, in anteprima mondiale, se ne sono potute apprezzare 11 della serie “New World” che segna il ritorno dell’autore alla figura umana ed a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima.

David LaChapelle a Venezia - Nella Gabbia Armonica

Nell’esplorare le varie sale ci è stata offerta una panoramica su oltre cento immagini di LaChapelle che, dagli anni Ottanta – con i suoi primi (a mio parere pregevoli) progetti in bianco e nero – sino ad oggi, descrivono un excursus creativo mai uguale a sé stesso ma sempre coerente con un suo precipuo stile.

Ecco allora che queste grandi stampe ci hanno messo poco a catturare il mio sguardo calamitato da dettagli mai lasciati al caso, studiati con grande cura ed espressi con incisivi effetti cromatici.

L’ immersione nel colore di LaChapelle è sempre connotata da tinte forti ed estremamente sgargianti che contribuiscono spesso a rendere una sensazione accentuata di tridimensionalità quasi materica.

David LaChapelle a Venezia - Nella Gabbia Armonica

L’influenza della Pop Art (fu Andy Warhol ad offrirgli il primo incarico professionale fotografico per la rivista “Interview“) è d’altronde conclamata.

I soggetti che LaChapelle sceglie e mette in posa (personaggi famosi o meno) fanno da sempre discutere, in particolare, per la commistione trasgressiva di caratteri sessuali femminili e maschili, per la rivisitazione di temi sacri espressi al limite del sacrilego come ad esempio la natività, la resurrezione o ancora il diluvio universale (iconica opera ispiratagli dalla pittura michelangiolesca della Cappella Sistina). Sono oggettivamente opere, se vogliamo, trasgressive ma, in realtà, in tutti i suoi lavori La Chapelle non fa altro che mostrare il suo punto di vista surreale, colorato, ironico ma mai superficiale.

E’ un fotografo irriverente, iperrealista al quale non si può non riconoscere un grande genio di stravagante creatività.

Allo spettatore viene lasciata la scelta  di entrare  in questo mondo sgargiante e un po’ kitsch o di rimanerne sconcertato ai bordi.
Io ho deciso e mi ci sono tuffata dentro.

David LaChapelle a Venezia - Nella Gabbia Armonica

In un percorso all’insegna dell’eccesso composto di intuizioni che pescano da un mondo onirico, di ipersaturazione, di iconografia pescata dalla pubblicità e dai telefilm, si delinea il profilo di un fotografo irriverente e iperrealista ma la cui opera non si rivela affatto priva di contenuti.

David La Chapelle a Venezia - Nella Gabbia Armonica

Forse non è un caso che nel mio girovagare per le sale di questa mostra io abbia incontrato un variegato parterre di visitatori, tra questi: Cosimo, fan di Michael Jackson, la signora agée che sosta assorta di fronte al sacro/profano delle opere dei “Gesù” di oggi, il fotografo non di primo pelo che esplora la rivisitazione della casa di Barbie e pure un bimbo che, interrogandosi sul senso delle cose, nella sua ingenua e pura capacità di visione immaginifica, forse ci insegna pure che al di là della patina kitsch vi è molto altro di non cheap da cogliere nell’opera del David.

Ed ecco allora che, uscita dalla Casa dei Tre Oci in Fondamenta delle Zitelle, di fronte ad un bel tramonto veneziano e pure sorseggiando una birretta in compagnia dell’amico Coppola, ho pensato a quanto mi fosse piaciuta questa mostra, a quanto io abbia apprezzato queste fotografie che ho letto come una denuncia “nuda e cruda” di comuni ossessioni moderne, di stereotipi che ci appartengono, di un legame con la natura che più non sappiamo instaurare, del rapporto irrisolto e complesso con il piacere, col benessere, con il superfluo, con un edonismo che si declina anche in voyeurismo.

Ma vi è anche altro a mio parere: un sottinteso riscatto morale, una “resurrezione” dell’anima che si manifesta in dolorosa ma possibile conquista.

Ho approcciato questa mostra con una certa diffidenza ma… come è bello sbagliarsi.
A volte!

Di Michela Checchetto


→ Nel sito dei “Tre Oci”
→ Il Sito di David Lachapelle

 

Tutte le immagini dell’articolo, a eccezione della locandina di apertura, sono di Michela Checchetto.

Ogni uso delle stesse è vietato, se non autorizzato espressamente dall’autrice

 


La Gabbia Armonica, Settembre 2017

 

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Una risposta a David LaChapelle a Venezia – Di Michela Checchetto

  1. Antonio dice:

    Ottima recensione. Brava Michela.

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