Una Fotografia Alla Settimana – Adriana Zappulla

Un’immagine alla settimana, dagli spazi della Gabbia Armonica.
A cura di Francesco Merenda e Marco “Fetch” Lano

19 aprile 2018. Foto di Adriana Zappulla

 


In questo spazio, in questa “una alla settimana”, l’idea è quella
di dare spazio e attenzione a un certo tipo di fotografia.

Non “vera”, termine che personalmente trovo assai difficile da inquadrare.
Piuttosto “che non bara”, che si presenta così, come fotografia
nel senso più naturale, banale direbbe qualcuno, che la storia
e la vita di tutti i giorni le hanno attribuito.

Ma anche per cercare di pensare non solo al singolo scatto,
ma piuttosto a un qualche elemento di coscienza che caratterizza
nel suo tutto un dato autore.

E’ il caso di Adriana e di questa fotografia. Che ha come primo merito
quello di inserirsi in un’idea più ampia di racconto.
Non solo nel senso di far parte di una serie di immagini coerenti
e identificabili per continuità, ma in grado di rappresentasi come unico corpo
in termini narrativi, formali e soprattutto “intenzionali”.
Nel senso di risposta a un’intenzione, a un’espressione estetica
sua, propria e precisa, degli eventi rappresentati.

E poi non solo: perché nonostante la premessa, questa fotografia
sa vivere di luce propria. Racconta, possiede elementi tecnici accurati.
Nonostante abbia quel carattere apparentemente disordinato
proprio della fotografia “al volo”, esprime geometria e ordine in modo che trovo
assolutamente convincente. Tale da combinare equilibrio e dinamismo
percettibilissimi, limpidi, senza bisogno di scomodare questa o quella regola.

Insomma: più di un motivo per avere questa immagine di Adriana
nel nostro “una alla settimana” (con tanto di rima!)

 

La Gabbia Armonica, 2018


 

Questa rubrica della Gabbia Armonica si propone di selezionare fotografie presentate nel nostro spazio Facebook, tentando di non indulgere a quegli schemi consolidati che sono, ogni giorno, praticati in modo troppo spesso acritico.

Ovvero le immagini interamente ed esclusivamente votate a qualche forma di spattacolarizzazione, i vari cliché (luci/ombre, riflessi, geometrie spinte ecc) quando evidentemente fini a sé stessi, le forzature di post produzione prodigate per salvare scatti inconsistenti. Solo per fare qualche esempio.

Non c’è, qui, la ricerca spasmodica di originalità, ma piuttosto quella di immagini che possano coniugare con buona efficacia i tratti fondamentali di una fotografia classica: il racconto e la tecnica, la forma e l’espressione di una qualche potenzialità umana.

Sempre e soltanto con lo scopo di vivere e condividere, insieme, questa passione. Recuperandone un tratto che non è l’unico, non è il migliore o più “vero”, ma che abbiamo voluto fosse al centro di questo spazio settimanale.

 

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