Giuseppe Martini, Nell’Angolo Di Paola Palmaroli

La fierezza dell’incipit in quest’immagine, ovvero il titolo che l’autore ha voluto attriuirgli,  è evocata dalla postura dell’uomo che si trova sulla sedia a rotelle. Cosa può rendere fieri chi non cammina più ed un tempo ha conosciuto la forza dei muscoli e dei suoi passi, di una corsa o di un’arrampicata.

Foto di Giuseppe Martini

La vita che continua a pulsare nelle vene e nelle arterie di tutti il corpo ma non gli è più possibile inseguirla. Si è fieri di ogni barriera demolita o superata, di ogni difficiltà elaborata e vinta, si è fieri di quel nuovo modo di cogliere la prospettiva del giorno e della notte, si è fieri di capire chi ti è vicino per amore e non per pietà, chi ti sa aiutare con una stretta di mano sincera e non con quel falso pietismo che si autoincensa e non semina nulla di prezioso o di utile in chi cerca umanità vera e schietta, fedele e propositiva. Si può essere fieri di quello che si è a prescindere da ciò che è percepito in modo superficiale, si può e si deve essere fieri del calore del sole che continua a scaldare la pelle, ad abbagliare gli occhi, a schiarire le idee ed i pensieri!

La fierezza è insita nell’esser vivi, nel provare le stesse emozioni di prima, anzi con maggiore forza, di essere uguali nell’anima pur diversi nel corpo, di essere se stessi fino a scarnificare le parole e le emozioni, fino a comprendere l’ossatura dell’anima. Perchè se il corpo ha una colonna vertebrale, dei nervi, dei tendini, dei muscoli, non è da meno ne l”anima ne la mente. Quando pensiamo che esista un’impalcatura ferrea da cui dipartono le nostre idee, quando amiamo e ci creiamo un’architettura sorprendente che induce a volare anche chi le ali le ha spezzate allora si che la fierezza ha un senso e la corrobora.

Un proverbio irlandese dice: ” Abbiamo conosciuto altri giorni e nulla potrà mai più essere come prima”. Forse, ma di uguale a prima ci sono i respiri, ci sono i desideri, i bisogni, i sogni, la determinazione a vivere evitando il “nonostante tutto” ma per quel tutto che si vuol conquistare usando altri mezzi, altre armi a disposizione per un istinto di sopravvivenza che non viene mai meno. Neppure di fronte a rami spezzati, a foglie cadute, ad un autunno che appare mesto e silenzioso ed invece scricchiola sotto il peso di avventure ancora tutte da vivere e da assaporare. Non esiste alcuna stagione che possa appropriarsi della nostra linfa vitale, l’inverno del nostro scontento appartiene ai vinti non a chi non conosce il significato di questo termine e se ne guarda bene dal comprenderlo. Perdere se stessi questo è l’unico pericolo che si corre ma chi conosce la fierezza della vita che pulsa dentro di lui, chi sa cosa significa svegliarsi e provare il desiderio di camminare come un tempo, quando si sentono le gambe, quegli arti che appaiono spenti ma ancora rimandono percezioni sensoriali ferocemente vibranti ed intense, chi conosce quella forza che si dirama in ogni dove come il nutrimento nei rami di una pianta secolare, sa che perdere se stessi è impossibile.

La fierezza non appartiene solo agli eroi, ai miti, agli dei, la fierezza appartiene agli tutti gli uomini, nessuno escluso. Nel momento stesso in cui si decide di continuare a vivere e di seguire la corrente della propria esistenza ecco sopraggiungere una consapevolezza lucida e profonda delle proprie possibilità, di quello che ancora si può fare e di ciò che pur difficile non è detto che non sia più fattibile! Chi vince a volte perde e chi perde a volte vince, questa è la verità più disarmante che ti insegna la vita. Non siamo noi a far coraggio a chi apparentemente ha perso un bene prezioso come l’uso delle gambe, sono loro che lo fanno a noi, che ci restituiscono il senso della misura verso il nostro corpo, verso le sue possiblità. Diamo per scontato tutto quello che ci appartiene, respiro compreso, dovremmo imparare ad essere ogni giorno fieri di ciò che facciamo, dal camminare al respirare, dal poter vedere ed udire comunciando ciò che siamo e sentiamo. Ogni senso quando viene compromesso, ogni funzione corporea quando viene vinta e spezzata, rende tutto le altre possibilità l’ennesima potenza di un’operazione algebrica che chiamiamo vita.

Questo la sua fierezza oggi mi indica, questo mi ricorda e non potrò mai smettere di ringraziare l’autore di questo straordinario scatto ed il soggetto umano ritratto per tutto ciò che mi hanno donato insieme: un tesoro di inestimabile valore! Grazie ad entrambi!

PP

 

Taggato , . Aggiungi ai preferiti : permalink.

3 risposte a Giuseppe Martini, Nell’Angolo Di Paola Palmaroli

  1. Fotografia, come comunicazione. A volte, semplice, carica di forza.
    Come questo lavoro, caro Giuseppe!

    • Giuseppe dice:

      Sono onorato delle vostre considerazioni e felice allo stesso tempo di essere riuscito a trasmettere quello che volevo. Sono fiero anch’io! Grazie Grazie e ancora Grazie!

  2. Paola Palmaroli dice:

    Grazie a te Giuseppe, di cuore! Un caro saluto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *