Portfolio: Carlo Pelliccioni

Il molo e le sue storie 1

Ho conosciuto Carlo qualche anno fa.
Credo che quelle stesse cose della vita, che dalla fotografia lo avevano allontanato, ora, in quel momento particolare, alla fotografia lo stavano sottilmente riconducendo.

Forse c’era un pò di ruggine. Forse quello che veniva dal suo passato non doveva essere recuperato, ma piuttosto riscritto per intero. Una nuova tela, bianca e ancora una volta nuda, doveva essere riempita di colore. O meglio… di un bel pò di grigi!

Foto Carlo Pelliccioni

E comincia proprio in quel periodo un percorso nuovo, forse, in quel momento preciso, neppure prevedibile.

Ci capitava spesso di parlare intorno alla fotografia, con le cose tecniche solo sullo sfondo. In primo piano, le idee. Quelle idee che dovrebbero richiedere alla tecnica, solo, di essere messe in condizione di emergere con chiarezza. Di diventare espressione viva di un’intenzione estetica, non priva di un senso morale e fondata su valori scolpiti prima, ben prima, di un qualsiasi stupefacente o banale clic.

Tempo è passato, e quel percorso si è snodato, disvelandosi poco a poco, attraverso evoluzioni e passaggi. Passaggi approdati infine a una maturità fotografica, non so se già definitivamente compiuta, ma certamente da accostarsi oggi con sincera ammirazione.

Ricordo di aver incontrato alcune sue fotografie durante questo percorso, come ad esempio la “la dame qui fume”, che davvero seppero colpirmi e che, per quel poco a me possibile, sottolineai nei luoghi che frequentavo. E che poi ebbero riconoscimento quanto mai felice e diffuso, a dimostrazione di quanto giusta fosse la strada. E buone le idee.

Incontriamolo allora oggi, Carlo, qui nella Gabbia. Incontriamolo attraverso le sue immagini, attraverso due lavori in particolare, “Il molo e le sue storie” e “Crossing of life“. Lavori i quali, attravero molte delle immagini che li costituiscono, hanno trovato ampio riconoscimento in concorsi nazionali, e pure esposizione a platee importanti, come quella del Festival di Nettuno, lo scorso agosto.

Un abbraccio sincero, a un amico. Un tributo, altrettanto sincero, alla sua fotografia.

F.M.

(I testi che introducono i due lavori sono di Paola Palmaroli)

Foto Carlo Pelliccioni

Il molo e le sue storie

Noi e il mare.
Non c’è uomo o donna che non cerchi di confrontarsi con il mare, raggiungerlo presso la riva, su un molo, cercare in esso quello che ha dentro se stesso e farlo emergere in superficie.
Si cammina fino ad incontrarlo, si rimane ipnotizzati a guardarlo, si viaggia nel tempo, anche in quello che ancora non conosciamo, ci si confessa in modo disarmante di fronte a quelle onde che tornano a riva o sbattono contro i frangiflutti.
Ci sediamo ad ammirarlo, gli andiamo incontro, oppure restiamo ammutoliti in piedi di fronte a tanta immensità provando una vertigine malinconica.
Non c’è età in cui non si rimanga irresistibilemnte attratti da quel suono che ti entra sotto la pelle, che ti fa navigare fino a raggiungere i ricordi più lontani, che ti porta a conquistarlo come si conquista il giorno.
Ci si avvicina in punta di piedi oppure correndo, camminando od attraverso il suo profumo, si rimane ad ascoltarlo in una giornata di vento, di pioggia, di sole, quando nevica, quando la gioia di esserci diventa un tutt’uno con quell’elemento che a noi giunge e verso cui ci protendiamo come ad assicurarcene ogni segreto e carezza.
Il mare è gioia, è nostalgia, è stupore, è armonia, è dolore liquido, è tutto ed il contrario di tutto, il mare siamo noi ed esso ci ripaga con tutto il suo fascino.

Crossing of life

La vita ha linee tracciate o rintracciabili che si intersecano, che si snodano tra spazi e tempi a noi sconosciuti.
Spazi urbani che si incrociano permettendo ai passi altrui di attraversarli quasi fossero una sospensione del tempo cristallizzata nei fotogrammi.
Linee tracciate da penumatici, da rotaie, da lastre di pietra, geometrie spaziali che dall’esterno all’interno definiscono confini aleatori, progettati, costruiti da menti che desideravano seguire le tracce del cielo e quelle delle radici della terra.
Movimenti necessari di piedi, di corpi, di menti, luoghi di ritrovo e di passaggio, ritmi urbani che incalzano accordi stretti tra l’esistenza quotidiana e quella notturna.
Andare, venire, tornare, i passi contengono il movimento di tante note, la più importante è scritta da ogni singolo individuo ed ascoltarla diventa in queste immagini un bisogno imperioso,vitale!

Il Sito di Carlo, nel Web

 

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