Un attimo, tra la gente

La Fotografia di Gianni Boradori


La strada, la gente, il momento perfetto e irripetibile.
Spesso siamo a caccia di definizioni, spinti dal bisogno di classificare, incasellare, catalogare.
Lo facciamo nel momento dedicato all’osservazione e, se siamo fotografi, nel momento dell’azione. In molti, forse troppi casi.

Ed ecco allora che la cosa più importante diventa mantenere le fotografie entro i recinti che abbiamo creato, preoccupandoci prima di tutto di riconoscerne un’aderenza a qualcosa di preconcetto.
Preoccupandoci cioè che le fotografie… facciano il loro dovere. Nel modo appropriato.

Ma ho sempre pensato che essere in strada, per un’anima curiosa, sensibile, con lo spirito del cercatore prima ancora che quello del narratore, significhi saperne trovare una potenzialità. Col minimo del pregiudizio, aprendosi alle molteplici espressioni, diverse e infinite, che proprio la strada sa offrire.

Se c’è una cosa che non manca, in rete o nei libri, nei circoli o sui social, sono le ricette: sul cosa e come farlo, su come riuscirci, a essere aderenti a questo o quel modo conformato e condiviso di esprimersi e raccontare.

Ma forse, dopo tanto tempo di fotografia, ancora oggi la capacità di trovare poesia in un’ipotesi (nulla più) di verità, è uno scopo che vale la pena di perseguire..

Francesco Merenda

Quel che più amo fotografare è la gente

Probabilmente perché in mezzo alla gente mi ci trovo bene, sono a mio agio. Non importa se la vedo camminare sul Ponte Vecchio, se la incrocio sulla Grande Muraglia o nel meraviglioso caos di Manhattan, ciò che per me conta è fissare momenti, situazioni o storie attraverso la fotocamera, che diventa così un prolungamento del mio occhio e della mia mente.

Gianni Boradori

E’ una passione, un gioco, che dura ormai da tanto tempo, da quando, poco più che un ragazzo, comprai la prima Kodak di plastica a fuoco fisso.
La tecnologia e l’avvento del digitale, hanno certamente rimescolato le carte in gioco, contribuendo non solo e non tanto a facilitare la ripresa, quanto piuttosto ad ottimizzare il lavoro che viene dopo lo scatto, consentendoci di personalizzarlo e di ottenere così dei risultati altrimenti, almeno per il sottoscritto, irraggiungibili!

La camera oscura non mi è mai piaciuta. Non disponendo di spazi adatti, tutte la volte che decidevo di allestirla in ambienti domestici mi passava la voglia ancor prima di cominciare!!!
Per me la fotografia è come una lunga catena, formata da tante maglie: l’attrezzatura, la fotocamera, lo sviluppo dell’immagine, la stampa finale.
Si, la stampa, quel pezzo di carta che sintetizza lo stato d’animo, la fantasia, il pudore e la gioia nella ricerca delle situazioni da riprendere.

Se anche uno solo di questi “anelli” salta i risultati cambiano radicalmente, tutto si appiattisce e rientra in un grande calderone, nel quale non è affatto facile (direi impossibile) trovare soddisfazione per il lavoro fatto.

 

Oggi la fotografia è rinata a nuova vita, il digitale ha portato una ventata di aria fresca ed energia ad un’attività nella quale dilettanti, più o meno impegnati, si sentono proiettati verso un percorso che, sempre più spesso, si evolve verso risultati di buon livello artistico.

Ho sempre amato viaggiare e conoscere nuove terre e popolazioni, la fotografia ha fatto il resto!
Il reportage senza fronzoli, spontaneo, possibilmente ironico se le circostanze lo permettono, mi riempie di gioia e, nonostante migliaia e migliaia di immagini archiviate, sento il desiderio insaziabile di continuare, per cercare quel “click” in grado trasformare quell’attimo in un racconto.

Mi ispiro a modelli che appartengono alla storia della fotografia come Certier-Bresson, Capa, Herwitt, Burke White, Abbas, Berengo Gardin. Non cerco di emularli, non vorrei e non ne sarei capace, ma da essi prendo esempio per cercare, come hanno fatto loro, di raccontare per immagini.

Adoro il bianco & nero e penso che una foto, a meno che essa non viva del colore quale elemento principale, la si possa meglio rappresentare in scala di grigio.
Sono, come avrete capito, alla costante ricerca dell’attimo fuggente, che con tempo, pazienza e un po’ di sfacciataggine, non è poi così difficile da trovare e cogliere.

Per il prossimo futuro, magari in sinergia con altri, vorrei dedicarmi allo sviluppo di progetti, sorretti da un filo conduttore, una ricerca mirata insomma.

Cogliere l’attimo è sempre bello e non mi stancherò mai di farlo, ma lì tutto è affidato al caso, devi essere al posto giusto e al momento giusto.
Vorrei invece seguire un percorso, un canovaccio nella ricerca di un momento che acquisti spessore in un insieme di momenti che raccontano qualcosa.
Questo richiederà senz’altro più impegno, ma porterà anche maggiori soddisfazioni.

Sono un inguaribile curioso, tutto ciò che riguarda l’immagine mi appassiona, anche se in alcuni campi come il Diaporama, la macro, lo still life sono privo di esperienza.
Ma chissà che prima o poi…

Gianni Boradori


La Gabbia Armonica, 2019

Tutte le foto sono di proprietà esclusiva di Gianni Boradori. Ogni utilizzo, per qualunque finalità, è espressamente vietato senza l’autorizzazione esplicita dell’autore


 

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